
Il morbo di Alzheimer oggi può essere diagnosticato con grande anticipo rispetto al passato: la malattia può addirittura essere "prevista" prima ancora che i suoi sintomi inizino a manifestarsi.
A scoprirlo è stato un team di studiosi del San Raffaele, che ha verificato che attraverso una Pet e uno specifico marcatore è possibile cogliere le eventuali alterazioni nell'invio degli impulsi elettrici fra i neuroni e dunque "prevedere" l'arrivo della malattia.
L'Alzheimer, detta anche demenza senile, consiste in un processo degenerativo che pregiudica progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l'individuo che ne è affetto incapace di una vita normale e provocandone alla fine la morte. Questa malattia è stata descritta per la prima volta nel 1906, dallo psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer, da cui prese il nome.
Solo in Italia ne soffrono circa 800.000 persone, e si stima che entro il 2050 ne sarà affetta 1 persona su 85 a livello mondiale.
La diagnosi tardiva rappresenta oggi una delle ragioni che rende inefficaci le terapie e quindi la scoperta anticipata della malattia potrebbe rivelarsi l'arma vincente per sconfiggerla.
Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Alzheimer. Il merito della diagnosi precoce è da attribuirsi quindi a questa nuova "spia" molecolare che secondo i medici funziona da 'neurotermometro', consentendo di valutare la presenza dell'Alzheimer anche nella sua fase iniziale.
L'alterato funzionamento della trasmissione degli impulsi su base biochimica precede infatti l'insorgenza della malattia e il deficit di memoria. La teoria è stata poi confermata grazie ad un esperimento condotto su alcune persone: in un intervallo di 12-18 mesi, nel 95% dei pazienti con questo biomarker positivo si è manifestata successivamente la malattia.
Immaginate cosa vorrebbe dire poter prevedere e quindi prevenire questa grave patologia. Sarebbe una svolta epocale.
Fonte: redazione palermomania.it | Articolo inserito il: 18/06/2012 - 07:33
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