
Sono credente, ma non credo. Non è un gioco di parole. Non credo, per esempio, all’infallibilità pontificia, con tutto il più sincero rispetto nei confronti della persona del Santo Padre. Il dogma fu istituito con la costituzione Pastor Aeternus del 18 luglio 1870 e recita che quando il Sommo Pontefice parla ex cathedra, cioè come Dottore universale della Chiesa, non può sbagliare. Ma al lettore, giustamente, non interessano i miei convincimenti religiosi. Ho fatto tale riferimento solo per sostenere che non presto attenzione all’infallibilità del papa, figurarsi a chi papa non è. Mi riferisco al Signor Presidente della Repubblica. Sempre con il massimo rispetto dovuto alla più alta carica dello Stato, parto dal presupposto che si tratta di essere umano e che tutti gli esseri umani possono sbagliare. In riferimento alla vicenda dell’ex presidente del Senato Nicola Mancino, ha dichiarato: "In questi giorni e' stata alimentata una campagna di insinuazioni e sospetti sul presidente della Repubblica e sui suoi collaboratori costruita sul nulla. Si sono riempite pagine di alcuni quotidiani con le conversazioni telefoniche intercettate in ordine alle indagini giudiziarie in corso sulle più sanguinose stragi di mafia dei primi anni ‘90 e se ne sono date interpretazioni arbitrarie, tendenziose e perfino manipolate. Io ho reagito con serenità e con massima trasparenza rendendo noto anche il testo di una lettera riservata al procuratore generale della Corte di Cassazione. Continuerò, perché mio dovere e prerogativa, ad adoperarmi affinché vada avanti nel modo più corretto ed efficace, attraverso il necessario coordinamento, l'azione della magistratura. I cittadini possono stare tranquilli. Terrò fede ai miei doveri costituzionali".
Non ho elementi per dubitare sulla correttezza del Presidente. Sono convinto altresì che ci siano state esagerazioni e, addirittura, manipolazioni, la voglia di scoop è tanta. Tuttavia, non condivido l’esternazione che il tutto sia stato basato sul nulla. Redi, Spallanzani e Pasteur hanno demolito la teoria della Generazione spontanea, dimostrando che nulla nasce dal nulla. Anche in politica. E, infatti, colloqui telefonici tra Mancino e un alto funzionario del Quirinale sono avvenuti. Dunque, il mattone sul quale sono poi sarebbero state costruite esagerazioni c’è stato e non lo hanno collocato i giornalisti. Ma perché l’ex vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura ha sentito la necessità di chiamare il Colle? Che cosa sperava di ottenere? Si rendeva conto che telefonare al Palazzo più prestigioso della Repubblica avrebbe potuto avere conseguenze negative per la credibilità delle Istituzioni? È stato costretto dalla sua attuale posizione d’inquisito per falsa testimonianza nella trattativa Stato-mafia che il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, non ritiene più presunta, ma realmente avvenuta? Queste le domande da porsi e alle quali, nell’interesse della Verità, bisogna assolutamente fornire risposte esaustive e in grado di dissipare eventuali dubbi. Affermo, altresì, che non credo alle dichiarazioni di Casini sulle schegge impazzite della Magistratura, i politici hanno ormai preso l’abitudine di parlare con i soliti slogan. Nel contempo, però, non sono d’accordo sulla richiesta d’impeachment avanzata da Sonia Alfano nei confronti del Presidente, almeno per il momento. Nelle difficile situazione del Paese, sarebbe una iattura se ci fossero elementi per procedere in tal senso. Tuttavia, restano le domande prima menzionate che, senza adeguate risposte, potrebbero autorizzare qualcuno a coltivare sospetti e ritenere che Mancino cercasse protezioni. È questo l’unico passo che Napolitano deve compiere: dimostrare che la speranza di essere aiutato non aveva alcuna ragione di esistere. Il popolo italiano deve avere assoluta certezza, in tal senso. Per la qual cosa, credo che la teoria del nulla non sia stata una scelta felice, perché, a mio giudizio, ha spiegato tutto e nulla. Più nulla che tutto.
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Fonte: redazione palermomania.it | Articolo inserito il: 23/06/2012 - 10:28
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