
Nei giorni scorsi il Quirinale ha sollevato un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura di Palermo, per quanto riguarda intercettazioni telefoniche, seppure accidentali, tra il presidente Napolitano e l’ex ministro Mancino. Non entro nel merito, Napolitano ha ritenuto opportuno agire in cotal modo per tutelare prerogative della Presidenza, punto e basta. Tuttavia, la questione dell’ipotetica trattativa Stato-mafia è così importante da rappresentare un’autentica emergenza nazionale. Se fosse tutto vero, ci troveremmo nel punto più infimo della Storia italiana. Lo Stato la malavita deve solo combatterla, senza eccezioni e cali di tensione e di azione, non scendere a patti. Lo scempio compiuto dalla classe politica nei confronti del decoro, dell’onestà e della correttezza ha scaraventato i cittadini nel più profondo sconforto. Scandali si succedono a scandali in un crescendo allucinante, la crisi economica fa sentire ogni giorno di più i suoi acuminati speroni, la gente onesta è allo stremo, sia dal punto di vista finanziario sia per quanto riguarda la fiducia nelle Istituzioni. Dunque, una situazione generale gravissima che richiede atti straordinari e coraggiosi. Per quanto mi riguarda, Signor Presidente, non ho elementi per dubitare sulla sua correttezza. Tuttavia, fermo restando il più totale rispetto verso la carica che Ella detiene, e forse proprio per questo, Le rivolgo una richiesta, forte della fiducia nel detto male non fare, paura non avere: autorizzi la pubblicazione delle telefonate. Nell’esclusivo interesse della Verità. Sono passati due decenni dal martirio di Falcone, Borsellino e agenti delle rispettive scorte, e poco si conosce sulle modalità esatta delle stragi e su possibili depistaggi. E ciò non vale solo per Capaci e via D’Amelio, ma per Ustica e altre azioni ignobili che hanno macchiato di sangue le città italiane, non dimenticando Portella della Ginestra. Ciò, non è tollerabile, non è giusto. La Verità deve trionfare su qualsiasi altro elemento o altra considerazione, anche se fosse in gioco la ragion di Stato. Non è uno slogan, ma condizione essenziale perché esista democrazia. In tutti questi anni, troppi silenzi, troppe reticenze, troppi comportamenti ambigui, troppi non so, troppi non ricordo da parte di personaggi importanti dell’apparato statale, alcuni finiti addirittura in galera. In tali condizioni è perfino inutile chiedere al cittadino comune di compiere il proprio dovere, per esempio andando a testimoniare. Non ritengo di essere un pessimista incallito, ma eventuali dubbi, anzi sensazione di eventuali dubbi, potrebbero avere conseguenze letali sulle sorti delle Istituzioni stesse. In linea di principio, sono d’accordo su alcune norme che vigono a tutela della Presidenza della Repubblica, ci mancherebbe! Ella ha il sacrosanto diritto di parlare nella più totale sicurezza di non essere ascoltato e ha perfino il dovere di fare rispettare tale diritto. Ma ripeto che ci troviamo in presenza di atti gravissimi che tutti dobbiamo contribuire a rendere chiari nella loro genesi, evoluzione e tragica conclusione. Tutti, nessuno escluso, all’interno delle rispettive possibilità. Dunque, Signor Capo dello Stato, agisca tenendo conto di tale situazione straordinaria e autorizzi la pubblicazione delle telefonate. Tale gesto ridarebbe fiducia a chi l’ha smarrita o la sta smarrendo, oltreché rappresentare un elemento di portata veramente storica. Senza la fiducia, piena e incondizionata, di tutti i cittadini non si può sperare di riportare il Paese nelle condizioni di pace sociale e prosperità economica che sono auspicabili e improcrastinabili.
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Fonte: redazione palermomania.it | Articolo inserito il: 20/07/2012 - 11:08
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