
Nei giorni scorsi auspicavo un vero miracolo: l’apparizione sulla scena politica siciliana – mi riferivo solo alle prossime elezioni regionali - di un candidato straordinario, in possesso di requisiti morali ed etici ormai in via di estinzione. Il degrado degli ultimi decenni ha ottenuto due risultati, uno più dannoso dell’altro. Il primo: tantissime persone oneste, giustamente nauseate dall’andazzo globale, non hanno mai preso in considerazione la possibilità di dedicarsi all’attività politica o si sono ritirate a vita privata. Il secondo: in loro assenza, sono diventati protagonisti, salvo qualche eccezione, i peggiori individui che una società possa esprimere. Proprio i peggiori, quelli che hanno basato l’azione solo sul consolidamento politico ed economico individuale, con qualunque mezzo. Tuttavia, il delitto più grave che hanno commesso consiste nell’avere reso ancora più profondo il disinteresse delle masse nei confronti della cosa pubblica. Ormai, vige il detto tutti i stissi sunnu, quindi o si disertano le urne o si cerca di ottenere qualche beneficio, anche di piccola portata. Dunque, il miracolo. Continuo ad auspicarlo e a sognarlo. Mi piace pensare a un giovane (o una giovane!) superiore, sorta di messia inviatoci per impedire la totale distruzione di una millenaria e gloriosa civiltà. Nell’articolo individuavo anche alcune caratteristiche specifiche, indispensabili per governare bene. Adesso voglio mettere in guardia il mio ipotetico campione, circa la reale possibilità di rischio della vita. Prima, però, una considerazione del tutto personale, quindi non suffragata da prova alcuna: quando un poliziotto, un politico, giudice, prelato, sindacalista o funzionario statale afferma di avere combattuto la mafia ed è ancora in vita per affermarlo, delle due l’una: o mente o è stato e continua a essere fortunato, molto fortunato. Il male non tollera contrasti veri! Prima blandisce e corrompe, ottenendo quasi sempre risultati brillanti. Se, invece, tale tecnica dovesse fallire, uccide senza esitazioni e pietà. Ciò chiarito, il mio presidente ideale deve mettere in conto, e seriamente, il suo assassinio. Le radici del malaffare, infatti, sono così profonde e tenaci che non possono essere recise con sistemi indolori. E c’è di più. I martiri della vera lotta antimafia furono trucidati solo dalla satanica organizzazione criminale, pur se con l’occulto aiuto di entità di altissimo livello. Il mio presidente, invece, dovrebbe fare in conti non solo con la mafia, ma con uomini comuni, insignificanti, insipidi: decine di migliaia di fannulloni ben mimetizzati in molti cosiddetti luoghi di lavoro. Dovrebbe combattere non solo contro i privilegi della casta politica, ma di tantissime altre che sono meno note ma non meno agguerrite e voraci. Contro istituzioni-sepolcri imbiancati che ostacolerebbero in qualunque modo accertamenti, controlli, ispezioni. Qualsiasi legge atta a favorire un minimo di efficienza sarebbe avversata, giacché intesa come attentato alla libertà e dignità da parte di chi si urta al solo pensiero di alzarsi e fare una fotocopia o togliere qualche erbaccia dal cortile di questo e quell’edificio pubblico. Dunque, ribadisco: non solo le difficoltà incontrate da Falcone e Borsellino per opera di delinquenti palesi e occulti di rango, ma anche e soprattutto di un esercito di parassiti, falsi invalidi e pensionati, nullafacenti, coriacei poltroni e corrotti, soprattutto corrotti. Si creerebbe un tacita e ancor più solida intesa tra delinquenza manifesta e delinquenza mascherata di piccolo cabotaggio, con un micidiale risultato: auspicare e provocare la morte di chi intende riformare sul serio. Non ho voluto allarmare il mio Presidente. Proprio perché dotato di spirito di servizio nei confronti della collettività, conosce il rischio che un’azione di governo esemplare e decisa comporta. Sa bene che i grandi uomini hanno sempre tenuto in conto la possibilità del martirio e che, ciononostante, non hanno deviato di un solo millimetro la condotta di governo o di lotta politica o di azione giudiziaria. Se lo avessero fatto, non avrebbero avuto il rango che hanno nel libro della Storia e nei cuori dei cittadini onesti. E allora, perché ho posto l’accento sull’eventualità di essere ucciso? Per rimarcare ancor più la differenza che esiste tra le personalità superiori, che non esitano e non si fanno impressionare, e coloro che vedono nella politica solo la possibilità di arricchimento e detenzione di potere e che non si sognerebbero mai di rischiare non dico la vita, ma nemmeno un mignolo.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Palermomania.it
Fonte: redazione palermomania.it | Articolo inserito il: 07/08/2012 - 10:30
Palermomania.it - Testata Giornalistica registrata al Tribunale di Palermo n° 15 Del 27/04/2011
Questo articolo ha ricevuto
Lascia un tuo commento: