
Di chi è la colpa se mezza Taranto è inquinata e l’altra mezza pure? Ovvio: del magistrato che ha aperto l’inchiesta sull’Ilva. E di chi è la colpa se la Sicilia è ritenuta patria della mafia? Altrettanto ovvio: di scrittori, giornalisti, magistrati e militari che hanno denunciato e combattuto il fenomeno e, soprattutto, il solido legame tra farabutti politici e farabutti-farabutti. Scrivendo, criticando e facendosi ammazzare hanno provocato una pubblicità negativa a livello mondiale, ecco perché siamo sulla bocca di tutti. E se circolano voci terribili su nomi altisonanti circa la trattativa Stato-mafia? Dei giornalisti che esagerano e gettano schizzi di fango su augusti personaggi. E se il presidente della banca vaticana si dimette? Degli atei. Se il segretario del Papa fa o sembra fare il doppio gioco? Di qualche santo con simpatie comunistoidi. Insomma, la colpa è sempre degli altri. È una regola sacra, inviolabile, indiscutibile: la colpa non è mai nostra, mai della nostra condotta, della mancanza di qualsiasi ideale, dell’avidità, della sete di potere. No, mai. In questi giorni penso con autentico terrore alle elezioni politiche del prossimo anno, ammesso che grandi menti non ci obblighino ad andare prima nei seggi elettorali. Non mi era mai successo. Fastidio, rabbia, perplessità, perfino timore, sì. Ma terrore mai. La cosa buffa è che m’incutono terrore individui che politicamente valgono meno di niente, persone che non avrebbero ottenuto dai grandi leader del secondo dopoguerra nemmeno l’incarico di andare a comprare le sigarette. Dunque, terrore. Ho sentito dichiarazioni allucinanti, veramente degne di analisi psichiatrica, lo affermo senza esagerare. Tanta gente di potere farnetica. Forse perché abituata in tal senso, forse perché impaurita dall’estensione degli scandali attuali e dalla nascita di quelli futuri, non lo so. Fatto sta che ho avuto e continuo ad avere l’impressione di ascoltare autentici pazzi. E mi chiedo: queste persone dovrebbero candidarsi a guidare la Nazione, da qui a qualche mese? Nella situazione politica, economica e sociale più grave dalla fine della guerra? Alle soglie della bancarotta? Ma è mai possibile? Sì, perché già sono stati al timone della Nazione stessa. Con i risultati che ci ritroviamo. Tuttavia, resta sempre quel velo d’incredulità contenuto nella domanda: è mai possibile che totali mediocri siano in grado di stabilire presente e futuro di 60 milioni di persone? Ritornando ai tentativi che ladri, corrotti e palloni gonfiati fanno per scaricare le loro colpe su chi compie soltanto il proprio dovere, si evincono due elementi: mancanza di autocritica e monotonia. Nulla di strano, anzi tutto normale. Sì, perché fa autocritica lo statista umile, sensibile e scrupoloso che giustamente interroga se stesso sulla bontà di scelte e azioni di governo. Ma, a parte che non vedo statisti, umiltà, sensibilità e scrupolosità sono alcuni tra i tanti attributi della coscienza. Se i protagonisti politici non fanno, come non fanno, mea (loro) culpa è perché non hanno più una coscienza, forse non l’hanno mai avuta. In quanto alla monotonia delle accuse, farebbero meglio a diversificare, anche in questo campo è tarantella vista e sentita tante volte. Ma per diversificare dovrebbero conoscere prima le vicende storiche e poi avere un minimo di fantasia. E non se ne parla nemmeno. Al dunque, poiché un responsabile vero degli attuali disastri deve pure esistere, ebbene mi assumo tutta e intera la responsabilità. Sì, la colpa è mia: dell’inquinamento, della cattiva immagine del Paese, della crisi, di ogni altra piaga sociale. Colpa mia e solo mia. Così va bene?
Foto: prof. Giuseppe Pitrone
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Fonte: redazione palermomania.it | Articolo inserito il: 20/08/2012 - 10:05
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