Ponte delle Teste Mozze

Sopralluogo al Ponte delle Teste Mozze, Federico e Viscuso: ''Un tesoro archeologico da restituire alla città''

Il presidente della Seconda Circoscrizione Giuseppe Federico e il vicepresidente Giacomo Viscuso hanno effettuato un sopralluogo nell'area del Ponte delle Teste Mozze, emerso nel 2010 durante i lavori della linea 1 del tram.
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Pubblicata il: 06/03/2026 - 15:55
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Comune di Palermo

Un patrimonio archeologico di grande valore storico che attende ancora di essere restituito alla città. È questo il significato del sopralluogo effettuato oggi dal presidente della Seconda Circoscrizione Giuseppe Federico e dal vicepresidente Giacomo Viscuso nell’area che custodisce ciò che resta del Ponte delle Teste Mozze, riemerso nel 2010 durante i lavori della linea 1 del tram a Palermo.

All’incontro hanno partecipato anche gli uffici del Patrimonio e i tecnici di AMAT Palermo, con l’obiettivo di valutare le condizioni dell’area e le possibili prospettive di valorizzazione del sito.

«Si tratta di un luogo unico nella storia di Palermo – dichiarano Federico e Viscuso – dove si intrecciano urbanistica medievale, memoria popolare e trasformazioni del fiume Fiume Oreto».

Le indagini archeologiche condotte lungo corso dei Mille hanno infatti riportato alla luce strutture murarie e materiali databili tra il X e l’XI secolo, riconducibili all’età araba della città. In quest’area esisteva un antico sistema di attraversamento del fiume Oreto, collegato a insediamenti e a una necropoli islamica con circa trenta sepolture perfettamente allineate.

Le mappe storiche dell’Ottocento mostrano inoltre che il fiume, in questo tratto, scorreva in due canali distinti. Uno di questi passava proprio sotto il ponte oggi noto come Ponte delle Teste Mozze. Una complessità idraulica che spiegherebbe le diverse fasi costruttive e ricostruttive del manufatto nel corso dei secoli.

L’origine del nome del ponte è legata a una pratica documentata tra il XVI e il XVII secolo: le teste dei condannati a morte venivano esposte sul ponte come monito pubblico. La posizione del manufatto, lungo una delle principali vie di accesso alla città, lo rendeva infatti un luogo simbolico della giustizia dell’epoca. Secondo gli studi della Soprintendenza, proprio questa memoria popolare avrebbe dato origine all’appellativo rimasto fino ai giorni nostri.

Le scoperte archeologiche effettuate nel 2010 hanno restituito alla città un ponte in pietra perfettamente conservato, rimasto nascosto per secoli sotto strati di riempimento e considerato un tassello importante per comprendere l’evoluzione urbana della costa sud di Palermo e dell’asse Oreto–corso dei Mille.

Nonostante il grande valore storico, il sito è rimasto chiuso e invisibile alla cittadinanza per oltre dieci anni.

«Un tesoro del genere non può rimanere nascosto – concludono Federico e Viscuso –. Le circoscrizioni non si occupano solo delle criticità quotidiane, ma hanno anche il dovere di valorizzare il patrimonio storico, architettonico e identitario dei quartieri».

 

 

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Fonte: Comune di Palermo

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