Ponte sullo Stretto

Legambiente: ''Il Ponte sullo Stretto è un bluff costoso e dannoso. Si investa sui trasporti reali del Sud''

Legambiente denuncia nuovamente l'inutilità e l'insostenibilità del Ponte sullo Stretto, citando la recente bocciatura della Corte dei Conti e la mancanza di investimenti su trasporti regionali e attraversamento dinamico. L'associazione chiede a Schifani e Occhiuto di ritirare il sostegno al progetto.
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Pubblicata il: 01/12/2025 - 10:33
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Legambiente

Da anni Legambiente, attraverso il rapporto Pendolaria, denuncia l’irrazionalità del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, definendolo un “grande bluff”: un’opera inutile, costosa e dannosa che sottrae risorse ai reali bisogni del Sud. Mentre Calabria e Sicilia continuano a viaggiare su linee ferroviarie a binario unico, in molti tratti non elettrificate, con convogli diesel vecchi di oltre quarant’anni, le risorse indispensabili per modernizzare il sistema di mobilità locale vengono dirottate su un’infrastruttura giudicata insostenibile.

La situazione risulta aggravata dalla scomparsa dei fondi destinati ai traghetti Ro-Ro, essenziali per ridurre i tempi di imbarco dei treni veloci e rinnovare la flotta, rendendo più efficiente l’attraversamento dinamico dello Stretto.

A rendere ancora più fragili le basi del progetto è arrivata la recente decisione della Corte dei Conti, che ha ricusato il visto alla delibera CIPESS n. 41/2025, evidenziando lacune amministrative e procedurali. Una bocciatura pesante che conferma quanto Legambiente e altre associazioni ambientaliste denunciano da anni nei vari ricorsi presentati al TAR, al CIPESS, alla Corte dei Conti e alla Commissione Europea.

Secondo l’associazione, il Ponte viola la Direttiva Habitat (92/43/CE) e la Direttiva Appalti (2014/24/UE), e si basa su un percorso progettuale giudicato approssimativo per un’opera di tale portata. Oltre al grave impatto ambientale sull’area dello Stretto—uno dei territori più ricchi di biodiversità del Mediterraneo—l’infrastruttura avrebbe effetti devastanti su otto Siti di Interesse Comunitario della rete Natura 2000, sulle Zone Speciali di Conservazione e sulle Zone di Protezione Speciale, oltre a compromettere le rotte migratorie degli uccelli tra Africa ed Eurasia.

L’opera costerebbe almeno 15 miliardi di euro, cifra destinata a crescere, di cui 1,6 miliardi sottratti ai fondi di coesione destinati a Sicilia e Calabria. Un investimento ritenuto ingiustificabile anche dal punto di vista economico: già nel 2001 le previsioni di traffico erano irrealistiche e oggi, con un flusso reale sceso a 10,6 milioni di passeggeri rispetto ai 12,6 previsti, i numeri risultano ancor meno credibili. L’attuale progetto, quasi identico a quello di vent’anni fa, ipotizza per il 2032 un aumento del traffico superiore al 30%, con 200 treni al giorno su due soli binari: uno scenario ritenuto infondato.

Legambiente definisce “paradossale” che i presidenti di Sicilia e Calabria, Renato Schifani e Roberto Occhiuto, continuino a sostenere l’opera pur dichiarando pubblicamente che la tutela dell’ambiente è un “valore non negoziabile”.

Alla luce delle valutazioni della Corte dei Conti e delle evidenze tecniche, economiche e ambientali, l’associazione chiede ai due presidenti regionali di ritirare il sostegno al Ponte sullo Stretto e di investire invece in politiche di mobilità realmente sostenibili: potenziamento delle ferrovie regionali, ammodernamento dell’attraversamento dinamico, rinnovo dei mezzi e infrastrutture adeguate alle esigenze del territorio.

Solo così, conclude Legambiente, sarà possibile garantire un futuro più equo, moderno e vivibile alle comunità di Sicilia e Calabria.

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Fonte: Legambiente

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