alunno autistico sospeso

Messina, alunno autistico sospeso: il Coordinamento Docenti dei Diritti Umani denuncia un provvedimento ''discriminatorio e inaccettabile''

Il Coordinamento Nazionale Docenti dei Diritti Umani interviene sul caso di un undicenne autistico sospeso in una scuola di Messina, definendo il provvedimento sproporzionato, contrario ai principi costituzionali e alle norme su inclusione e disabilità, e chiedendone la revisione immediata.
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Pubblicata il: 27/11/2025 - 09:09
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime forte indignazione per quanto accaduto a Messina, dove un alunno di undici anni con disturbo dello spettro autistico di livello 3 è stato sospeso in seguito a un episodio giudicato accidentale e privo di intenzionalità. Un provvedimento che l’organizzazione definisce sproporzionato, giuridicamente infondato e pedagogicamente inaccettabile, poiché in contrasto con i principi di inclusione e tutela stabiliti dall’ordinamento italiano e dalle Convenzioni internazionali.

La scuola, in quanto istituzione costituzionalmente deputata alla tutela dei diritti fondamentali, è chiamata a garantire piena inclusione educativa. L’articolo 3 della Costituzione impone la rimozione degli ostacoli che impediscono l’uguaglianza sostanziale, mentre l’articolo 34 assicura a tutti il diritto all’istruzione. Norme come la Legge 104/1992 e il D.Lgs. 66/2017 (modificato dal D.Lgs. 96/2019) ribadiscono la necessità di percorsi personalizzati e del rispetto dei bisogni educativi delle persone con disabilità. L’applicazione di misure punitive a studenti con disabilità cognitivamente gravi appare dunque in aperto contrasto con tali disposizioni.

A sostegno della posizione del Coordinamento intervengono anche le pronunce della Corte di Cassazione del 2020 e 2021, che chiariscono come, in presenza di disabilità neuropsicologiche, non possa essere applicato il criterio della piena intenzionalità dell’azione. La sospensione rischia così di configurarsi come un atto discriminatorio e lesivo della dignità del minore.

Il quadro normativo internazionale rafforza ulteriormente questa valutazione. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (art. 24) obbliga a garantire un sistema educativo realmente inclusivo, mentre la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sancisce il principio del superiore interesse del minore. Punire un bambino con una grave disabilità cognitiva non può essere interpretato come un intervento educativo, ma come una decisione irragionevole e sproporzionata.

Particolarmente critica appare anche la mancata attivazione di una rete di collaborazione con servizi sociali e sanitari, in contrasto con i principi della Legge 328/2000 sul sistema integrato di interventi e servizi. Una scuola che agisce isolatamente – denuncia il Coordinamento – rinuncia al proprio ruolo di comunità educante e presidio fondamentale dell’inclusione.

Il Coordinamento Docenti dei Diritti Umani chiede quindi che la sospensione venga revocata, che si apra un dialogo istituzionale tra scuola, famiglia e servizi territoriali e che dirigenti scolastici e organi collegiali siano formati in modo strutturale sui temi dell’inclusione, dei diritti umani e della gestione non punitiva dei comportamenti problematici.

La scuola, conclude la nota, non può essere il luogo in cui la fragilità diventa motivo di sanzione, ma deve continuare a rappresentare lo spazio in cui ogni bambino – soprattutto il più vulnerabile – viene sostenuto, protetto e valorizzato. Punire la disabilità non è educare, ma tradire la missione stessa della scuola della Repubblica.

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Fonte: Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani

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