Crisi idrica

Dighe a secco e acqua razionata tra Mazara, Castelvetrano e Campobello, Cia Sicilia Occidentale: servono misure urgenti e ristori veri per le aziende agricole

Agricoltura in ginocchio tra Mazara, Campobello e Castelvetrano per la scarsità d'acqua dalle dighe Trinità e Garcia. La CIA Sicilia Occidentale chiede interventi urgenti alla Regione Siciliana per evitare un disastro economico.
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Pubblicata il: 22/07/2025 - 11:16
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Un’altra stagione drammatica per l’agricoltura dell’area servita dalle dighe Trinità (Castelvetrano) e Garcia Mario Francese (Contessa Entellina): la scarsa programmazione e i ritardi burocratici di questo inverno stanno mettendo in ginocchio centinaia di aziende agricole nei comuni di Mazara del Vallo, Campobello di Mazara e Castelvetrano. A lanciare l’allarme è la Cia Sicilia Occidentale, che chiede interventi immediati da parte della Regione Siciliana per scongiurare un disastro economico e ambientale.

Le responsabilità partono da lontano. Nonostante le abbondanti piogge invernali, milioni di metri cubi di acqua della diga Trinità sono stati persi a causa dei noti problemi strutturali: il Ministero delle Infrastrutture (Mit) aveva infatti imposto a gennaio la messa fuori esercizio dell’invaso, disponendo l’apertura delle paratie. Solo a marzo, grazie alle verifiche tecniche della Regione, il provvedimento è stato sospeso, ma ormai era troppo tardi per accumulare acqua, visto il drastico calo delle precipitazioni in primavera.

A giugno, l’Autorità di bacino della Regione Siciliana ha autorizzato un prelievo di appena 600.000 metri cubi a fronte di un fabbisogno stimato tra 5 e 6 milioni di metri cubi per irrigare oltre 2.500 ettari coltivati a vigneti, uliveti e orti. Una quota insufficiente, che avrebbe coperto a malapena il 25% dei terreni. La situazione è ulteriormente precipitata pochi giorni fa, quando il Dipartimento Acqua e Rifiuti dell’Assessorato all’Energia ha ridotto il prelievo disponibile a soli 177.000 metri cubi, motivando la scelta con ragioni ambientali: un prelievo superiore avrebbe potuto danneggiare la fauna ittica presente nella diga.

“La tutela delle specie ittiche è sacrosanta – dichiara il vicepresidente vicario della Cia Sicilia Occidentale, Matteo Paladino – ma non può avvenire sacrificando del tutto la sopravvivenza di centinaia di aziende agricole, che per il terzo anno consecutivo subiranno perdite economiche gravissime. Così si mette a rischio non solo il lavoro di imprenditori e famiglie, ma anche un intero territorio e la sua economia”.

Non va meglio alla diga Garcia Mario Francese, che dovrebbe servire altre campagne degli stessi Comuni: a fronte di un fabbisogno stimato in 7 milioni di metri cubi d’acqua, la disponibilità reale non supera 1 milione. Un dato drammatico che mette in ginocchio anche questa zona.

Alle difficoltà strutturali si somma la beffa dei ristori previsti dalla Regione per il 2024, anno segnato da una siccità eccezionale. Con la misura 23 “Ristori Siccità” la Regione ha stanziato fondi del tutto insufficienti: appena 150 euro per ettaro, escludendo tra l’altro i vigneti. Un aiuto simbolico che non copre neppure una minima parte del danno: basti pensare che un ettaro di uliveto può generare un reddito tra i 5.000 e i 10.000 euro.

“Chiediamo con forza alla Regione Siciliana – continua Paladino – di varare subito una nuova misura di sostegno che includa tutti i comparti produttivi, dai vigneti agli orti, e che preveda ristori adeguati alla reale entità dei danni. Non servono interventi di facciata: servono risorse vere per evitare la chiusura di centinaia di aziende, il licenziamento di migliaia di lavoratori e il depauperamento definitivo del nostro territorio”.

La Cia Sicilia Occidentale denuncia infine l’assenza di una politica seria per la gestione delle acque in agricoltura e la mancanza di manutenzione delle dighe, che ogni anno porta a disperdere risorse preziose, con effetti devastanti sulla produzione agricola. “Non si può continuare a rincorrere le emergenze – conclude Paladino – servono programmazione, investimenti strutturali sulle dighe e sulle reti irrigue, oltre a ristori immediati. Se non si interviene subito, la desertificazione economica e sociale sarà inevitabile”.

 

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