Lo sport è una lente d’ingrandimento attraverso il quale osservare le sfide, i trionfi e le trasformazioni della società. Le donne, nel corso del tempo, hanno dimostrato che lo spirito sportivo va oltre i limiti imposti da culture e pregiudizi. Hanno vinto non solo medaglie, ma battaglie di dignità e riconoscimento, ed è questo il tema del nuovo libro tutto al femminile dal titolo “Le donne di Cortina 1956” scritto proprio da due donne esperte di sport: Adriana Balzarini e Antonella Stelitano, pubblicato da Edizioni Minerva, con prefazione di Deborah Compagnoni.
“Le donne di Cortina 1956 non è solo un libro, ma un riscatto per tutte quelle donne che fino ad ora non avevano un volto, un’identità. Questo volume alterna ritratti inediti e analisi storica - racconta Adriana Balzarini, storica dello sport, vicepresidente vicario del Panathlon Distretto Italia di cui è anche Responsabile del settore culturale e femminile, stella di bronzo al merito del Comitato Italiano Paralimpico - ricostruisce trame interrotte restituendo dignità alle pioniere di un’epoca che aveva più limiti che libertà. È un viaggio nella memoria collettiva, ma anche una riflessione sull’attualità, perché a un passo da Milano-Cortina 2026, dove quest’anno la Fiamma Olimpionica passerà anche da Palermo, quelle storie dopo 70 anni tornano a interrogarci. Un nuovo tassello dove raccontare lo sport al femminile che incontra la società, dove l’impresa diventa linguaggio”.
Il volume, presentato martedì 11 a Treviso, presso il Museo Luigi Bailo, è frutto di un lungo lavoro di ricerca durato circa tre anni, e raccoglie in 384 pagine documenti, fotografie, articoli e lettere inedite sulle prime Olimpiadi invernali della storia dove non ci sono solo donne atlete, ma anche donne giudice di gara, capo delegazione, allenatrici, una tedofora che accompagna il viaggio della fiaccola sui pattini, una donna speaker, giornaliste. E ancora le interpreti, le ragazze addette alle premiazioni e ai progetti culturali o musicali, anche colei che custodirà per cinquant’anni la bandiera che sventolò allo stadio e la donna che si è occupata del montaggio del film dedicato a quell’evento. Questo libro ha raccolto le loro storie, gli aneddoti e i ricordi delle protagoniste ancora in vita per raccontare i Giochi Olimpici invernali del 1956 secondo una diversa prospettiva. Donne per molti sconosciute, come la sciatrice valdostana Giuliana Minuzzo Chenal, già bronzo a Oslo 1952, prima donna a leggere il giuramento di apertura nella storia a cinque cerchi sia estivi che invernali; Carla Marchelli, che si lancia nella discesa una settimana dopo aver rimosso il gesso a entrambi i piedi e che completati gli studi negli Stati Uniti, diventerà ricercatrice del Cnr. Ma oltre alle protagoniste delle imprese su neve e ghiaccio, durante le ricerche, si trovano notizie anche sulla madrina Sophia Loren che già allora attirò i titoli dei rotocalchi, oppure Ingeborg Worndle, la speaker che parlava fluentemente sei lingue, ma anche Franca Helg, architetto e docente universitaria, poi vincitrice del Compasso d'oro. Fu lei a curare tutta l'innovativa comunicazione grafica dei Giochi, inventando ad esempio pittogrammi come la silhouette di uno sciatore o di un saltatore dal trampolino, anziché le tradizionali scritte, per indicare i rispettivi campi di gara. O ancora Giuliana Attenni, montatrice cinematografica che si occupò del montaggio di "Vertigine bianca" docu-film ufficiale delle Olimpiadi.

(Nella foto da sinistra Adriana Balzarini e Antonella Stelitano)
“L’idea di questo libro nasce in vista di Milano - Cortina 2026, quando ci siamo chieste chi fossero state le figure femminili partecipanti alle Olimpiadi del 1956 in ambito sportivo - spiega Stelitano, giornalista, componente della Società Italiana di Storia dello sport, dell'Accademia Olimpica Nazionale Italiana e del Consiglio Nazionale del Comitato Italiano Fair Play. - Le atlete del 1956 erano ancora una minoranza, ovvero 146 su 924 concorrenti complessivi, meno de116% , le azzurre 14 su 69, con la possibilità di partecipare in 6 competizioni su 24 dell'intero programma: discesa libera, slalom speciale, slalom gigante e discesa libera nello sci alpino,10 chilometri e staffetta 3 per 5 chilometri di fondo, pattinaggio artistico singolo e pattinaggio a coppie. Ricostruire quei tempi non è stato semplicissimo, perché molte di quelle ragazze, una volta sposate, hanno assunto il cognome del marito e ricostruire la loro vita successiva e rintracciare i loro eredi è stato complicato. Molte delle foto inedite, arrivano anche dalla collaborazione delle aziende fornitrici delle varie squadre nazionali o dai familiari delle sportive”.
All’inizio del XX secolo, la partecipazione femminile nello sport era fortemente ostacolata. Le Olimpiadi moderne, risorte nel 1896, escludevano le donne con l’idea che l’attività fisica fosse dannosa per il loro corpo. Pian piano i successi di atlete come Wilma Rudolph, che superò la polio per diventare tre volte campionessa olimpica, o di Nadia Comăneci, la prima ginnasta a ottenere un 10 perfetto, hanno trasformato lo sport in un palcoscenico dove le donne hanno dimostrato forza e talento. La storia delle donne nello sport è ricca di volti che rimangono come esempio di straordinaria resilienza: Kathrine Switzer, nel 1967, fu la prima donna a correre la maratona di Boston e nonostante fu aggredita fisicamente da un organizzatore che cercava di fermarla, completò la gara, cambiando per sempre il corso della storia del running femminile, posizionandosi con ottimi risultati. Ricordiamo anche Trebisonda Valla (1916-2006), chiamata Ondina, che si era dimostrata un vero portento dell’atletica. A soli 14 anni entrò nella nazionale italiana portando i colori della Virtus Atletica di Bologna. Valla è stata la prima donna italiana a conquistare l’oro olimpico nella corsa ad ostacoli durante le Olimpiadi di Berlino Angeles. Aveva però subito le pressioni del Vaticano, ostile allo sport femminile e dunque a favore della sua esclusione, oltre alla madre, che riteneva indecoroso e inaccettabile vedere una ragazza correre svestita oltreoceano.
E poi ci sono le atlete che combattono non solo per la gloria, ma per il diritto di competere. Le ragazze afgane che praticano ciclismo sfidano regimi oppressivi per inseguire i loro sogni. Le calciatrici iraniane lottano per giocare senza dover indossare il velo. Eventi come i Mondiali femminili di calcio e la crescente attenzione per le atlete paralimpiche stanno contribuendo a ridefinire cosa significa essere una donna nello sport. L’obiettivo non è solo abbattere le barriere, ma anche costruire una cultura che celebri il talento in tutte le sue forme.
Lo sport oggi è donna, ma la battaglia è ancora lunga. Nonostante le difficoltà di carriera e le disparità, oggi sono numerosi i nomi femminili tra le eccellenze dello sport, anche tra le azzurre. Ad esempio: Federica Pellegrini, la più giovane atleta italiana di sempre a salire su un podio olimpico individuale; Tania Cagnotto, mamma e tuffatrice italiana più forte di sempre; Vanessa Ferrari, campionessa del mondo di ginnastica artistica e atleta olimpionica; Valentina Vezzali, l’atleta italiana che ha conquistato più medaglie d’oro in assoluto; Federica Brignone, figlia d’arte (papà maestro di sci e mamma ex sciatrice d’alto livello) è specialista dello slalom gigante; Francesca Piccinini, è una delle pallavoliste italiane più famose; Flavia Pennetta, moglie, mamma e tennista; Carolina Kostner, pattinatrice artistica su ghiaccio e campionessa olimpica, mondiale, europea e italiana. E ancora Jessica Rossi è la nostra campionessa di tiro a volo, Veronica Bertolini, campionessa italiana di ginnastica ritmica, ha conquistato per ben quattro anni consecutivi (dal 2013 al 2016), il titolo nazionale agli Assoluti.
L’immagine delle donne sportive diviene spesso una questione di genere. Sebbene in Italia la “Carta dei principi dello sport per tutti”, redatta nel 2002, reciti che “praticare lo sport è un diritto dei cittadini di tutte le età e categorie sociali”, non è così in tutto il mondo. Arriverà il giorno in cui riusciremo ad abbattere il muro dei preconcetti. Quel giorno sarà importante perché tutta la società dimostrerà di aver compreso, una volta per tutte, quanto le differenze di genere siano un limite enorme e quando, invece, la condivisione d’intenti e la sana competizione siano un valore assoluto e di grande ispirazione.
Quest’anno la Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 arriva anche in Sicilia illuminando con la sua luce e con l'emozione dei tedofori una terra di miti e fervente passione sportiva. Il viaggio inizia il 15 dicembre 2025 da Castelvetrano e Selinunte, con il suo rinomato parco archeologico, passando poi per Mazara del Vallo, fino ad arrivare alle saline di Marsala, simbolo della cultura del sale e paradiso naturalistico dello Stagnone. Fa poi tappa a Trapani, con le antiche mura e il mare che abbraccia le Egadi, Monreale e infine Palermo, con i suoi mercati e le sontuose architetture arabo-normanne e dove, intorno al passaggio della Fiamma lungo le strade del centro, le comunità si stringonointorno a questo simbolo universale di sport e di pace.
Il 16 dicembre 2025 la Fiamma attraversa Cefalù, Piazza Armerina, sito Patrimonio Mondiale, Enna, Lampedusa e Caltanissetta e ancora Agrigento, con i tedofori che si passeranno di mano in mano la Fiamma tra i maestosi Templi della Valle della Capitale Italiana della Cultura 2025. La Fiamma si muove successivamente verso Licata, il 17 dicembre 2025, a seguire sarà a Gela, Caltagirone e a Ragusa, dal fascino barocco. Nello stesso giorno tocca anche Marzamemi e Porto Palo per proseguire verso Noto, la "Capitale del Barocco" patrimonio mondiale, Avola e Siracusa, culla della civiltà greca e patria di Archimede.
Il 18 dicembre 2025 l'avventura in Sicilia prosegue verso Priolo Gargallo, Augusta, Carlentini e Lentini, Nicolosi e sull'Etna fino a fare tappa a Sibeg, storico impianto della Coca-Cola e nella bellezza di Catania con l'imponente Etna, il vulcano attivo più alto d'Europa. L'avventura della Fiamma e dei tedofori prosegue il 19 dicembre 2025 verso Acireale, Giarre, Riposto, Taormina e a Messina, la "Porta della Sicilia", prima di salire a bordo dello storico traghetto per Villa San Giovanni e avvistare le coste della Calabria: la terra che segna l'inizio di una nuova tappa del Viaggio.
Il viaggio delle donne nello sport è tutt’altro che finito e il lavoro magistrale di Adriana Balzarini e Antonella Stelitano ci regala un altro pezzo di storia per non dimenticare, ma che ci aiuta a riflettere. Lo sport ha il potere di ispirare, unire e trasformare. Quando guardiamo una donna correre, saltare, tirare o vincere, non vediamo solo un’atleta, bensì vediamo la forza di chi ha trasformato un sogno in una realtà e, in questo, il futuro dello sport.
Leggi anche
In Primo Piano
La parola alla città
Appuntamenti
Opinioni a confronto