Terra dalla Luna

Dalla Luna una ''radiografia'' della Terra: l’INGV osserva per la prima volta il plasma terrestre dall'esterno

Uno studio guidato dall'INGV e dal Politecnico di Torino ha utilizzato per la prima volta i segnali GPS e Galileo ricevuti dalla superficie lunare per osservare dall'esterno il plasma che avvolge la Terra, aprendo nuove prospettive per la meteorologia spaziale.
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Pubblicata il: 22/06/2026 - 10:15
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INGV

Guardare la Terra dalla Luna per comprendere meglio l'ambiente che la circonda. È questo il risultato raggiunto da un team di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e del Politecnico di Torino, protagonisti di uno studio che segna una svolta nella ricerca spaziale internazionale.

Grazie all'esperimento LuGRE (Lunar GNSS Receiver Experiment), realizzato nell'ambito della collaborazione tra NASA e Agenzia Spaziale Italiana (ASI), gli scienziati sono riusciti a osservare per la prima volta la ionosfera e la plasmasfera terrestre direttamente dalla superficie della Luna utilizzando i segnali dei sistemi di navigazione satellitare GPS e Galileo.

Il ricevitore installato sul lander Blue Ghost 1 della Firefly Aerospace, atterrato nel marzo 2025 nell'area lunare di Mare Crisium, ha intercettato i segnali provenienti dalla Terra dopo un viaggio di oltre 380 mila chilometri. Una configurazione inedita che ha consentito di studiare regioni dello spazio circumterrestre finora difficilmente osservabili.

L'obiettivo della ricerca era analizzare il plasma, l'insieme di particelle cariche che avvolge il pianeta e che influisce direttamente sulla qualità dei segnali satellitari, delle telecomunicazioni e dei sistemi di navigazione.

Gli studiosi hanno concentrato l'attenzione su una particolare fascia compresa tra i 1.000 e gli 8.000 chilometri di quota, una sorta di "zona cieca" per le tecnologie di osservazione tradizionali. Proprio qui si sviluppano fenomeni fondamentali per comprendere la dinamica dello space weather, la cosiddetta meteorologia spaziale.

Confrontando i dati raccolti con il Global Core Plasma Model (GCPM), uno dei principali modelli di riferimento per descrivere l'ambiente di plasma terrestre, i ricercatori hanno individuato differenze significative tra le osservazioni reali e le simulazioni teoriche, soprattutto nelle fasi diurne e notturne.

Le misurazioni hanno inoltre permesso di individuare dettagli e strutture della densità elettronica mai osservati prima e di distinguere con maggiore precisione i confini della plasmasfera terrestre.

«Per la prima volta abbiamo usato la Luna come punto di vista per osservare il plasma che circonda la Terra, colmando una lacuna osservativa che resisteva da decenni», spiega Claudio Cesaroni, primo ricercatore dell'INGV e autore principale dello studio.

«Le differenze che troviamo rispetto ai modelli ci dicono che la rappresentazione attuale dell'ambiente circumterrestre deve ancora essere affinata», aggiunge il ricercatore.

Secondo gli studiosi, i risultati ottenuti rappresentano soltanto il primo passo. In futuro, la realizzazione di osservatori permanenti sulla Luna potrebbe consentire un monitoraggio continuo dell'ambiente spaziale terrestre, migliorando la comprensione dei fenomeni che influenzano satelliti, comunicazioni e sistemi di navigazione.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Geophysical Research Letters, conferma il ruolo sempre più centrale della Luna come piattaforma strategica per l'osservazione della Terra e per lo sviluppo delle future missioni spaziali.

 

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Fonte: INGV

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