Teatro di Appartamento

Dal salotto al palcoscenico: il fascino del Teatro di Appartamento a Palermo

Dalle dimore patrizie del Seicento alle esperienze contemporanee, il Teatro di Appartamento rinnova un'antica tradizione palermitana in cui la scena invade lo spazio domestico, mescolando vita privata, rappresentazione e memoria storica.
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Pubblicata il: 28/01/2026 - 09:02
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Anche oggi va in voga, seppur in modo circoscritto, il cosiddetto “Teatro di Appartamento”, un genere talvolta quasi silenzioso che, rompendo convenzioni e abitudini, ha ricevuto una notevole attenzione da parte della critica e di numerose compagnie italiane negli ultimi anni.

È un genere in cui non è lo spettatore ad andare a teatro, ma è il teatro che arriva a casa dello spettatore. Il pubblico e il privato vengono continuamente mescolati tra loro, in un gioco costante di ricerca di spazi intimi e altamente simbolici, da reinventare teatralmente per l’occasione, tra salotto borghese e reale necessità di fruire insieme la cultura. In questo contesto, l’occhio dello spettatore è costantemente vicino all’attore; vi è inoltre la ricerca di una “finzione” diversa da quella del palcoscenico, che mescoli vita reale e rappresentazione.

Tuttavia, non si tratta di una novità assoluta: così avveniva già nelle case patrizie di un tempo. Sin dal Seicento e per tutto il Settecento, i teatri nelle dimore nobiliari erano attività festive che coinvolgevano le famiglie più in vista della città. A Palermo era in uso svolgere attività canore o ricreative, e ciò indusse — anche per un atteggiamento competitivo — alcuni dei casati più prestigiosi ad attrezzare locali delle proprie dimore ad uso teatrale.

Accadeva spesso che quelle serate, molto ambite, prevedessero l’invito di artisti di grido, tra i quali, secondo l’usanza dell’epoca, figuravano i “castrati”, celebri per le loro straordinarie capacità vocali. In realtà, le rappresentazioni musicali superavano numericamente di gran lunga quelle di teatro di prosa, che tuttavia non vennero trascurate. Ci limitiamo a ricordare alcuni palazzi dotati di sale teatrali: Alliata di Villafranca, Arrighetti, Bongiorno, Butera, Cattolica, Cutò Gela, Geraci, Graffeo, Lucchese, Lungarini, Paceco, Palagonia, Paternò, Roccaforte, Rosolini, Salinas, Valdina.

La tradizione di aprire le sale dei palazzi a spettacoli teatrali proseguì anche nei secoli successivi, fino agli inizi del Novecento. Spettacoli in case private sono segnalati anche nel 1926. Le programmazioni, ovviamente, non venivano rese note a un pubblico vasto e, di conseguenza, non sono rimaste molte documentazioni, salvo qualche resoconto nei diari delle varie epoche, che oggi ci aiutano a ricordarle.

Anche in case private di rango meno elevato, prive di vere e proprie sale teatrali, è noto che venissero organizzate recite dilettantesche, utili anche a sottolineare le doti letterarie di alcuni membri della famiglia. Tutto ciò si è verificato fino a un tempo non molto lontano. Segnaliamo, ad esempio, le fotografie dei tableaux vivants realizzati con la partecipazione dell’aristocrazia e dell’alta borghesia nella Belle Époque palermitana, fiorente sotto gli auspici di Casa Florio. Di tali spettacoli di prosa restano tuttavia pochissimi ricordi.

A titolo di curiosità, riteniamo opportuno citare alcuni episodi, lontani nel tempo tra loro ma indicativi di questa usanza. Il primo risale al giugno del 1836 e riguarda una recita eseguita in Casa Minneci. I Minneci erano agiati litografi ben inseriti nella borghesia dell’epoca, e la loro casa era frequentata da persone di rilievo. Fu così che l’avvocato Vincenzo Cacioppo poté assistere alla messa in scena della propria commedia in un atto, “La Dama”, e che i fratelli Linares sentirono il bisogno di pubblicare un breve articolo di sperticate lodi per l’avvenimento mondano sulla rivista “Il Vapore”.

Nel febbraio del 1898, a Palazzo Santo Stefano della Cerda, in via Celso, ebbe luogo una rappresentazione teatrale nella quale le giovani componenti della nobile famiglia ebbero un ruolo di spicco. Si presume che l’evento fosse riservato a un pubblico ristretto, ma certamente d’élite, anche in considerazione dell’assenza di uno spazio teatrale vero e proprio nel palazzo e della limitata ampiezza dei saloni.

L’anno successivo, in occasione dell’arrivo a Palermo della Compagnia Duse-Zacconi, che avrebbe rappresentato in prima assoluta “La Gioconda” di Gabriele D’Annunzio alla presenza dell’autore, furono addirittura aperti i saloni di Casa Trabia. Il principe e la principessa colsero l’occasione di un ricevimento in onore delle Loro Altezze, i Duchi d’Orléans, per invitare anche Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio. Possiamo immaginare, pur in assenza di notizie precise, che i presenti non abbiano rinunciato ad ascoltare qualche lettura della grande attrice.

Un altro episodio riguarda il periodo antecedente al primo conflitto mondiale, precisamente il 1911, l’anno in cui, mentre si cantava “Tripoli bel suol d’amore”, i soldati italiani combattevano in Libia per uno degli impegni coloniali del nostro Paese. Lo spettacolo avvenne in Casa Napoli e, fortunatamente, disponiamo di un programma di sala che ci permette di comprendere come la gioventù dorata palermitana si divertisse facendo, al contempo, cultura.

Nel 1926, durante la permanenza a Palermo della compagnia di Annibale Betrone e Maria Melato, il principe e la principessa Mantegna di Gangi organizzarono una festa a beneficio della Casa del Sole. Si trattò di un vero e proprio spettacolo, realizzato nel grande salone dorato di Palazzo Valguarnera, in piazza Croce dei Vespri. In esso si alternarono letture poetiche, musiche, canti e la rappresentazione della “Partita a scacchi” di Giuseppe Giacosa, interpretata da Betrone e dalla Melato.

Nello stesso anno, nel mese di settembre, in Casa Valguarnera di Niscemi, in piazza Santa Maria di Valverde, la duchessa dell’Arenella e il duca, l’onorevole Giuseppe, vollero tributare un omaggio ad Angelo Musco, che venne invitato insieme alla moglie Desdemona Balistrieri. Alla serata parteciparono i nomi più prestigiosi della nobiltà palermitana e catanese: dai Valdina ai Carcaci, dai Trigona e De Gregorio, dai De Cordova ai Villalba. Fu introdotta un’esibizione canora e la duchessa, che interpretò anche un duetto con il baritono Cordone, fu accompagnata al pianoforte dal maestro Morosino. Al termine del concerto, la duchessa invitò Angelo Musco a concedere qualcosa all’uditorio: l’attore catanese, tra versi e brani teatrali, riuscì, come era prevedibile, a trascinare gli ospiti in travolgenti risate.

L’usanza di fare teatro anche in assenza di luoghi deputati a tale scopo era dunque diffusa nel passato e, ancora oggi, rinnoviamo un tempo che fu con la moda del “Teatro di Appartamento”. Lunga vita al teatro!

 

Bibliografia

  • Agnesi, Vladimiro, “Una breve storia dei teatri di Palermo”, in «Il Domani», 5 maggio 1977.
  • Aquila, Nino; Piscopo, Lino, “Il teatro di prosa a Palermo”, Edizioni Guida.

Fonte immagini (Wikipedia)

  • Eleonora Duse
    Di Aimé Dupont - Questa image è disponibile presso la Divisione Stampe e Fotografie (Prints and Photographs Division) della Biblioteca del Congresso sotto l'ID digitale cph.3a38654. Questo tag non indica lo status del copyright dell'opera ad esso associato. È quindi richiesto un normale tag di copyright. Vedi Commons:Licenze per maggiori informazioni., Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2430467
  • Gabriele D'Annunzio
    Di Archivio Storico Ricordi, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=92268109
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