Serenata a Napoli

Recensione dello spettacolo ''Serenata a Napoli'', Serena Rossi incanta Palermo al Teatro al Massimo

Serena Rossi porta in scena ''Serenata a Napoli'', un viaggio tra musica, tradizione e memoria, omaggio alla città e alle sue radici, con grande successo di pubblico al Teatro al Massimo di Palermo.
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Pubblicata il: 02/03/2026 - 17:20
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Di Lega Nerd, CC BY 3.0, Collegamento

Per la 33ª Rassegna del Musical, Prosa e Spettacolo della Stagione Teatrale 2025/26 “Il Teatro che Verrà”, in relazione alla nuova programmazione sotto la direzione artistica del compianto Aldo Morgante, che dal 1992 ha strappato all’abbandono e restituito all’originale splendore l’ex Cine Teatro Massimo, conservando così la storia degli antichi fasti di una Palermo ormai lontana, il teatro – che vanta una programmazione nazionale attenta e di qualità e prevede eventi internazionali seguiti da un pubblico numeroso e affezionato – ha ospitato, nella sua splendida cornice, il 27 febbraio alle ore 21.15, la prima dello spettacolo Serenata a Napoli di e con Serena Rossi.

Lo spettacolo, è nato da un’idea di Serena Rossi, scritto con Maria Sole Limodio e Pamela Maffioli, con la Direzione Musicale e gli arrangiamenti del M° Valeriano Chiaravalle e la regia di M. Cristina Redini. Una produzione Savà Produzioni Creative e Agata Produzioni.

È il suo primo spettacolo teatrale, fatto di musica e parole, dedicato a Napoli, la sua città.

Serena Rossi cresce in una famiglia di artisti, in cui la musica è all’ordine del giorno: chitarrista il padre, cantante la madre e autore di canzoni il nonno. Nel 2002 esordisce come cantante in C’era una volta… Scugnizzi, pièce musicale di Claudio Mattone ed Enrico Vaime, debuttando in seguito nella serie Un posto al sole. Continua attivamente la sua carriera in TV prendendo parte a numerose miniserie. Oggi, nei teatri italiani, porta in scena uno spettacolo costruito attorno al proprio nome e alla propria città.

Serenata a Napoli è un racconto in musica, un inno alla vita, alla memoria, alle radici. La piccola orchestra, con la direzione musicale e gli arrangiamenti del M° Valeriano Chiaravalle, ha saputo esprimere pienamente l’anima dell’artista: gli assoli, in alcuni momenti dello spettacolo, diventano un dialogo tra la voce e gli strumenti. A completare la scenografia, immagini poetiche ed espressive.

La regia di M. Cristina Redini utilizza sapientemente il disegno luci sull’artista, mettendone in risalto la spontaneità e la freschezza dell’attrice-cantante, rendendola intensa e poetica.

Molto apprezzata l’interazione con il pubblico, che ha cantato coralmente i grandi classici napoletani più famosi: Era de Maggio, Io, mammeta e tu, Dicitencello vuje, Guapparia, Bammenella, Tammurriata Nera. Particolarmente gradevole l’interpretazione di Dove sta Zazà, che ha ricordato l’anima di Napoli, dove convivono tragedia e commedia.

Tra scherzo e dramma, Serena Rossi ha coinvolto pubblico e musicisti in un canto corale, riportando idealmente indietro nel tempo, al dopoguerra, quando sul palcoscenico del Cine Teatro Massimo tornavano le compagnie di varietà e rivista. Tra le prime ad agire nell’Italia meridionale fu quella di Nino Taranto, che proprio a Palermo, al Cine Teatro Massimo, interpretava la celebre canzone Dove sta Zazà.

Intensa e coinvolgente anche l’interpretazione del classico napoletano Te voglio bene assaje, che ha commosso e unito tutto il pubblico.

Lo spettacolo si apre con una partenza: una nave che si allontana dal Vesuvio sotto un cielo stellato. Serena Rossi appare in abito bianco e canta di Partenope e del suo mito.
La sirena Partenope è la mitologica fondatrice di Napoli, narrata nell’Odissea, che si suicidò per il rifiuto di Ulisse, spiaggiandosi sull’isolotto di Megaride (Castel dell’Ovo). Il suo corpo si dissolse dando forma alla città, con la testa sulla collina di Capodimonte e la coda a Posillipo. La rappresentazione è un omaggio alla Sirena Partenope e ai racconti della città.

Nello spettacolo l’artista racconta partenze e ritorni della gente di Napoli e menziona la scrittrice Anna Maria Ortese, che definisce i napoletani un popolo di “ritornanti”.

Ha cantato l’emigrazione, la povertà, lo struggimento dell’amore per la propria terra. È stato un racconto in musica che ha abbracciato la città con dolcezza, orgoglio e malinconia.

Un atto d’amore per Napoli, tra musica, racconti e immagini d’epoca. Meravigliosa l’interpretazione della canzone Preferisco il ’900, con cui l’attrice ha ricordato Ryan Rosa, al secolo Maria Rosa Liberti, celebre cantante dei primi del Novecento, di cui Serena Rossi è discendente. Femminista ante litteram, Rita Rosa con le sue canzoni rivendicava emancipazione, diritti, coraggio.

Da segnalare le immagini di repertorio con figure femminili dell’epoca, abiti e acconciature, volute dalla raffinata regia di M. Cristina Redini, che hanno riportato in vita un mondo passato e valorizzato il ricordo, la memoria familiare, la memoria della nonna dell’attrice, e il ricordo dei “treni della felicità” che durante la guerra hanno segnato la storia italiana, narrati anche nel film Il treno dei bambini di Cristina Comencini, tratto dal romanzo di Viola Ardone, di cui Serena Rossi è stata protagonista.

La performance “viscerale” e solare di Serena Rossi ha incantato il pubblico come cantante e attrice: un viaggio emozionante tra tradizione e modernità. In scena si è parlato del passato ricollegandosi all’oggi, alle guerre, alla morte per amore, oltre che all’emigrazione e al ritorno.

Nel finale, l’attrice ha invitato tutti a unirsi a lei nel portare avanti il valore dei sentimenti e la forza dell’amore e del ricordo. E noi non possiamo che unirci a lei, sostenendo questo atto d’amore per la vita.

È un appuntamento da non perdere. Si replica sino al 7 marzo.

 

 

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