Diritti digitali

AI Act 2026, Codici: ''Nuovi diritti sull'intelligenza artificiale, ma i consumatori li conoscono ancora poco''

Dal 2 agosto 2026 entrano in vigore nuove disposizioni dell'AI Act europeo. Codici lancia l'allarme: senza controlli efficaci e maggiore informazione, il diritto alla spiegazione delle decisioni prese dall'intelligenza artificiale rischia di restare solo teorico.
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Pubblicata il: 05/06/2026 - 10:26
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L’entrata in vigore delle nuove disposizioni previste dall’AI Act europeo segna una svolta nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Dal 2 agosto 2026, infatti, diventano obbligatorie le norme che disciplinano molti sistemi di IA considerati ad alto rischio, utilizzati in ambiti delicati come credito, lavoro, istruzione e accesso ai servizi essenziali.

Nonostante l’importanza della riforma, secondo l’associazione Codici resta ancora scarsa la conoscenza dei nuovi diritti riconosciuti ai cittadini.

«L’AI Act rappresenta il primo quadro normativo organico al mondo dedicato all’intelligenza artificiale e punta a garantire maggiore trasparenza, sicurezza e tutela delle persone rispetto all’uso di sistemi automatizzati che possono incidere sulla vita quotidiana dei cittadini», dichiara l’avvocato Antonella Votta, referente del Settore Privacy e Nuove Tecnologie di Codici.

Tra le novità più rilevanti figura il diritto previsto dall’articolo 86 del regolamento, che consente agli utenti di ottenere una spiegazione delle decisioni adottate tramite sistemi di intelligenza artificiale classificati come ad alto rischio, qualora queste abbiano effetti significativi sulla loro vita.

Un principio destinato ad avere un impatto crescente in settori strategici come il credito bancario, il mercato del lavoro, l’istruzione e l’accesso a prestazioni e servizi pubblici.

Tuttavia, Codici evidenzia come l’effettiva applicazione di questo diritto presenti ancora numerose incognite.

«La concreta efficacia di questo nuovo diritto solleva interrogativi che non possono essere ignorati», sottolinea l’avvocato Votta. «Secondo un’analisi pubblicata dall’organizzazione europea Noyb, su 121 richieste di accesso ai dati personali inviate a grandi aziende nell’ambito del GDPR, l’83,5% non ha ricevuto una risposta corretta e quasi il 30% non ha ricevuto alcuna risposta. Dati che evidenziano difficoltà significative nell’applicazione pratica di diritti già esistenti».

L’associazione si chiede come verranno gestite le future richieste di chiarimento relative a sistemi di intelligenza artificiale sempre più complessi e difficili da interpretare.

«Se molte imprese non rispettano pienamente richieste relativamente basilari previste dal GDPR, come verranno gestite le future richieste di spiegazione relative a sistemi di intelligenza artificiale spesso complessi e opachi?», osserva Votta.

Per Codici il rischio è che si crei una distanza tra i diritti formalmente riconosciuti dalla normativa e la loro reale applicazione nella vita quotidiana dei cittadini.

«L’AI Act introduce strumenti potenzialmente molto importanti per riequilibrare il rapporto tra consumatori e grandi operatori tecnologici. Senza informazione, vigilanza e meccanismi di enforcement efficaci, questi diritti potrebbero restare sconosciuti ai cittadini e difficili da far valere», aggiunge il legale.

L’associazione chiede quindi alle istituzioni italiane ed europee di promuovere campagne informative dedicate ai consumatori e di rafforzare le risorse a disposizione delle autorità incaricate dei controlli.

«La vera sfida inizia ora: non scrivere nuovi diritti, ma renderli concretamente esigibili. Perché un diritto che i cittadini non conoscono o che le imprese non rispettano rischia di trasformarsi in una semplice dichiarazione di principio», conclude Antonella Votta.

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Fonte: Associazione Codici

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