Melissa, vittima perché? Non eri in un video game

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Pubblicata il: 07/06/2012 - 10:49
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Povera Melissa, povera bambina. Sei rimasta vittima di una faida privata. Si, una lite tra due persone. E rimango letteralmente esterrefatta! Ma davvero si può  morire a causa di una vendetta personale nei confronti del preside della scuola che Melissa frequentava? È giusto precisare subito che la notizia appresa è ancora al vaglio degli inquirenti. Tuttavia, da osservatrice della società, senza volermi addentrare in analisi sociologiche più precise (non essendo la mia materia),  ho fatto le mie valutazioni. Da tempo, come già detto, osservo. Con molto sconcerto osservo una società urlante, volgare, povera di concetti, puerile e materialista. Si, una società dove il decoro, gli ideali  e il rispetto sono rimati solo termini teorici che non trovano più applicazione. Non è esagerazione, è pura realtà. La cronaca di tutti i giorni ne è testimone. Melissa Bassi è la vittima di questa nuova società, non è la vittima della mafia e nemmeno  la vittima del terrorismo, bensì vittima dell’odio urlato. Paradossalmente avrei voluto altra risposta, di ben altra matrice anche se più grave. Ma così è davvero inconcepibile. Gli uomini non sanno più dialogare, manca il rispetto, la pacatezza, l’educazione e l’approfondimento in ogni possibile ambito. Non si pensa alle conseguenze che un “urlo” di questo tipo può cagionare, a chi porterà dolore a chi porterà distruzione. Una famiglia ha perso l’unica figlia a causa di un atto irresponsabile e inqualificabile: per una lite interna, della quale non sappiamo e che non ci riguarda. Che importanza ha entrare nelle altrui case e sapere? Nessuna. Sono importanti solo le conseguenze che hanno coinvolto giovani innocenti studentesse, immolandone una a vittima. E le altre ad atroci sofferenze fisiche e psichiche per la vita. E tutto ciò è davvero inconcepibile, inaccettabile. Smettetela di interpretare la vita come un video game. Chi muore non torna più fra noi terreni.

Mi ricordo di quando i miei figli andavano a scuola. Li aspettavo sempre con gioia, con un sorriso pronto ad incoraggiarli. E ai loro ritardi entravo un po’ in ansia. Le famiglie devono essere tranquille quando i loro figli sono a scuola. La scuola è la prima società, il primo esempio di un futuro che li aspetta, già difficile e drammatico di suo. Alla mamma di Melissa mi sento soltanto di volgere una dolce carezza, porta da una mamma come lei, che non ha mai smesso di pensare al suo dolore. E non voglio aggiungere altro: perché le parole, anche le più belle, non potranno mai colmare un dolore così profondo e disumano. Un genitore non dovrebbe mai sopravvivere ai propri figli, è contro natura. E  a proposito di natura, anche la stessa sembra volere rivoltarsi a questo stato di cose, una sorta di vendetta alla mancanza di rispetto che si ha verso di lei. Ci vorrà del tempo, e una rieducazione ai valori che a noi hanno insegnato e che in pochi purtroppo abbiamo trasmesso ai nostri figli, per avere un futuro  non privo di difficoltà ma almeno sereno. Ancora, credo nei valori a cui sono stata educata, saranno le armi che ci permetteranno  di vincere le avversità. Riflettete e agite per conseguenza. E basta urlare!

 

 

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