Scrivere di donne. Universi femminili a confronto

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Pubblicata il: 07/03/2015 - 23:02
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Scrivere di donne non è mai semplice perché è un universo complesso e difficile da esplorare e capire completamente. Il mondo è maschio, esattamente come il nome che porta. Nonostante la notevole evoluzione sociale, avvenuta lentamente nei secoli, alcuni tratti di discriminazione sono sempre presenti, come imbalsamati dal tempo. Mi sono sempre chiesta fino a che punto sono stati sinceri i poeti, gli scrittori, gli artisti e gli uomini che hanno celebrato la donna come musa ispiratrice del loro successo, o se fossero solo indirizzati alle gentili grazie. Ogni donna sa per esperienza personale di aver incontrato nel percorso della sua vita qualche difficoltà per il sol fatto di essere donna. Niente di più.
In questi caldi giorni di politica estera e terrorismo mediatico è quanto mai attuale parlare di cultura islamica, della differenza fra oriente e occidente, e anche della diversità che investe il ruolo delle donne islamiche nella loro fisionomia sociale. E per noi occidentali è molto difficile riuscire a cogliere i mille aspetti di una cultura così diametralmente opposta alla nostra.
Nell’Islam, dove la famiglia svolge un ruolo preminente perfino rispetto alle istituzioni, la donna gode di una posizione apparentemente onorata e protetta, ma sempre in un sistema di tipo patriarcale, dove le differenze fra uomo e donna sono abbastanza nette. Nella cultura orientale, infatti, la donna è vista solo ed esclusivamente come uno strumento per la riproduzione: può essere solo madre senza altri diritti. Anche nella successione, seguendo le linee del Corano, vengono favoriti gli eredi maschi: la parte di eredità destinata alla sorella, ad esempio, ammonta alla metà di quella del fratello. Per quanto riguarda la parte giuridica, la testimonianza della donna vale la metà di quella dell’uomo. Una donna sposata può frequentare, oltre al marito, le amiche e gli intimi familiari maschi: suocero, cognati, zii, fratelli e figli. Insomma in oriente le donne non hanno alcun diritto e sono completamente sottomesse  e svilite al volere e al potere maschile. Agli uomini, inoltre, è concesso avere più mogli, con la condizione che sia riservato a tutte lo stesso trattamento. Capire questo è abbastanza forte per noi occidentali. Altro che globalizzazione!
Un altro aspetto riguarda l’abbigliamento. Come ben sappiamo - e vediamo - le donne orientali sono costrette a portare il burqa, un abito tipico che si ispira ad un generico ideale di pudore femminile. Solo così abbigliate le donne possono accedere a luoghi pubblici prima riservati esclusivamente agli uomini, un modo per manifestare la propria indisponibilità sessuale agli uomini esterni alla cerchia familiare. Anche l’uso del velo, essendo enunciato nel testo sacro, è considerato dai tradizionalisti irrinunciabile. Tuttavia secondo le correnti moderniste è necessario considerare che il Corano è stato scritto in un determinata situazione storica e quindi andrebbe riconsiderato.
In Occidente, dopo anni di faticose lotte, le donne sono riuscite a raggiungere alti livelli di parità con gli uomini. Le donne occidentali votano, hanno diritti, occupano cariche pubbliche, non sono più sottomesse all'uomo e non devono portare niente sul volto. Hanno anche molta libertà nel modo di abbigliarsi. Da tutto ciò si può evincere quanto le due civiltà abbiano fondamenti diversi.
La società occidentale quasi impone un modello di donna perfetta, vincente, che aiuta economicamente la famiglia, ma che si occupa nello stesso tempo dell’educazione dei figli, della gestione della casa, dei problemi familiari, degli anziani... In una sola donna l’universo!
Ed è a questo modello di donna che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è rivolto in occasione delle celebrazioni al Quirinale della Giornata internazionale della donna dedicata quest'anno al tema “Donne per la Terra”.  «Senza le donne, l'Italia sarebbe più povera e più ingiusta» ha detto il Presidente nel suo bellissimo discorso.  Vorrei che questo nobile pensiero diventasse lo slogan di ogni uomo sulla terra, di ogni figlio maschio, di ogni essere umano. Mi piacerebbe che le donne fossero universalmente capite, rispettate, aiutate e amate, e che la violenza per mano maschile cessasse. E la parola femminicidio cancellata.

Marina De Luca
 

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