“L’ultimo incontro che ho avuto con Paolo Borsellino fu in caserma e fu un incontro breve, sarà durato un quarto d’ora o poco più perché dopo lui doveva andare a un convegno che si teneva a Palermo in cui fece il suo ultimo discorso e disse di essere un testimone particolare che stava cercando la verità che poi avrebbe trasmesso alla magistratura. In quei giorni aveva molta fretta, non era piegato nel dolore ma nei suoi pensieri, nei dubbi che aveva sui tempi di cui poteva disporre. Questa è la sensazione che ho avuto mentre parlava. Non lo vedevamo triste, ma preoccupato. Mi guardava sempre negli occhi e in quei giorni sudavamo un po’ tutti perché era una giornata terribile. Lui voleva riprendere in mano l’indagine ‘Mani Pulite’ su mafia e appalti e quindi chiese a me e al generale Giuseppe De Donno se fossimo disponibili e noi ovviamente lo eravamo. Lui aveva degli impegni, ma meno di un mese dopo, dopo una rogatoria che doveva fare in Germania, avremmo cominciato. Gli davo del lei, io do sempre del lei a tutti. Avevamo un rapporto professionale e lineare e lui stimava molto i ROS dei carabinieri. Era anche molto facile distrarsi con lui, aveva un approccio mediato, molto sereno. Falcone era più freddo, ad esempio, invece Paolo Borsellino era più aperto ed entrava subito in sintonia. Questa è la mia sensazione ma penso che sia un po’ quella che abbiamo provato tutti”, ha dichiarato il generale Mario Mori ex comandante dei ROS e direttore del SISDE e coautore assieme al colonnello Giuseppe De Donno del libro “La verità sul dossier mafia-appalti” rispondendo ad alcune domande del giornalista Klaus Davi per il web talk KlausCondicio
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