IL CIABATTINO - PIERO JUVARA

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Pubblicata il: 25/05/2014 - 18:26
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Questa è una storia vera. Una piccola, semplice, tragica storia. Ma vera. Una delle tante che il Destino,  spesso  ironico  e beffardo,  si diverte a imbastire per noi piccoli uomini, anzi:“ominicchi (come scriveva  Leonardo Sciascia ne “Il giorno della Civetta”, vi ricordate?) che, credendoci forti e perciò  invincibili,  combattiamo,  diuturnamente,  pervicacemente,  con  le nostre piccole spade di latta, contro i mulini a vento,  ma la nostra  miserabile, vile battaglia, è  persa  in  partenza…   

Tutto  cominciò  una  mattina  di  un  già  caldo  mese  di aprile di tanti anni fa, quando ancora prestavo servizio negli uffici dell’Anagrafe della mia Città.

Quella mattina  il  telefono sulla scrivania del capufficio cominciò a squillare presto e con particolare insistenza. Ma il capufficio era fuori stanza, e nessuno dei miei colleghi era ancora presente, tutti  sicuramente  impegnati nella sacra cerimonia del caffè, cerimonia a cui mai avrebbe rinunciato un  impiegato  che  si  rispetti. Intanto  il  telefono  squillava e squillava, e pareva davvero che da un momento  all’altro  si mettesse a chiamare aiuto. Non potevo permetterlo. Così risposi io, che al rito del caffè avevo  rinunciato da un pezzo. Già proprio io…La trama beffarda del destino aveva deciso così. E c’era un perché, visto che niente avviene per caso, e vi posso assicurare che questa non è una frase fatta. Vi spiegherò poi perché.  

“Sì, pronto…” – attaccai un po’ moscio, presagendo la  rogna che mi sarebbe capitata di lì a poco… “Pronto?...Buongiorno…Parlo con l’Ufficio Anagrafe?... – domandò una voce lontana… - “Sì’,  prego,  mi  dica  pure…io  sono  uno degli addetti al reparto…però il capufficio in questo momento è fuori stanza, se vuole richiamare…”

“No, senta…posso  dirlo  anche  a  lei…ecco…è  per  una  cosa,  come dire?…umanitaria…io sono la caposala  del  reparto  di  Oncologia dell’Ospedale “***”  di  Milano…Sono  la  signora Matilde ***”…

“Sì, signora, prego, in che cosa posso esserle utile?…”  

“Ecco,  guardi…la  mia  è  un’iniziativa,  come dire?…personale…Ma  anche  i  miei  colleghi sono d’accordo e ne ho parlato con la direzione…e allora ci siamo decisi a chiamarvi… “

“Va bene…però non ho ancora capito cosa posso fare per lei…”

“Mi  scusi,  ha  ragione…adesso le spiego…vede, qui, nel nostro reparto c’è un vostro concittadino, di  età  avanzata…ed è molto ammalato…diciamo…insomma è in fase terminale, mi ha capito?…

“Sì, ma…”

“Questo povero vecchio  è solo, non riceve mai nessuno…nessuno è mai venuto a trovarlo…lui dice che non ha parenti e poi…e poi non vuole disturbare nessuno…ecco a noi sembra una cosa strana… Possibile  che…non  abbia  veramente  nessuno?... Dai  documenti  in  nostro possesso risulta essere celibe, ma  potrebbe  avere  lo  stesso  una compagna…o comunque dei parenti, magari un fratello o una sorella che non sanno della sua situazione…vede….non ha ancora molto da vivere, poveretto e allora…”

“Sì, ho capito, lei mi sta chiedendo di verificare il suo stato di famiglia…”

“Se è possibile, in modo da avvisare gli eventuali parenti , prima che… “

“Mi dia i suoi dati, signora e faremo il possibile…”

“Sì, certo, io sono la signora Matilde ***…”

“No, mi scusi, volevo dire i dati anagrafici del paziente…per cominciare le ricerche…”

“Ah, sì, ho qui davanti la sua scheda…Ecco, solo un attimo, sa, i miei occhi…Il vostro concittadino si chiama  Michele “***”, ed è nato il  *** a Catania,  ed è residente in Via Raciti, n. *** …

“In via Raciti?...”

“Sì, qua c’è scritto così…conosce questa via…? “

“Eccome,  visto che ci sono nato…e c’ho vissuto,  fino a quando avevo dieci anni…”

“Ma guardi la coincidenza…ma, allora,  forse lo ha conosciuto il povero signor  “***” ?… “

“E chi lo sa, magari…ora non ricordo…ma, mi scusi, sa per caso la professione del signor Michele *** ? “

“Sì, qui nella fotocopia della sua carta di identità c’è scritto…ecco: di professione : “ciabattino”

“Ciabattino?...ma  certo  che  l’ho conosciuto…tutti  lo  conoscevano…era il nostro ciabattino!…lui praticamente ha riparato le scarpe di tutta la mia famiglia…e di tutto il quartiere…era bravo e anche molto  simpatico…e  a noi bambini raccontava spesso le barzellette e ci faceva ridere a crepapelle… Eccome  se  me  lo  ricordo  il  signor Michele! … era l’amico di tutti e tutti gli volevano bene…Ma allora…sta proprio per morire?...davvero?...”

“Sì, purtroppo sì, ha un tumore maligno…ai polmoni…”

“Ah, certo, lo so…fumava molto….sa, quei sigari toscani, puzzolenti…ancora me lo ricordo…”

“E  chi  lo  sa  se  è  proprio  per  questo?...nessuno  lo  sa  con certezza…il guaio è che ci si ammala anche  quando  non  si  fuma…sono  tanti  i fattori di  rischio…Allora ci aiuterà per favore? E  visto che lo conosceva, per favore…faccia in modo di trovarli al più presto questi parenti…io sono sicura che  ci  sono…ci  sono…e lui non glielo vuole fare sapere…così, per non disturbarli, appunto, ma le sembra  una  ragione  plausibile?... Le sembra giusto che muoia da solo come…Aspetto sue notizie, le lascio il mio numero diretto…Ecco...scriva…02…

Scrissi  il  numero  sotto  i dati anagrafici del povero Michele *** e ancora stentavo a credere a quello che mi era stato appena detto…Stava per morire…lui così allegro, così pieno di vita, sempre a scherzare su tutto e su tutti e a cantare e a sputare sentenze, oppure a pregare, sempre a voce alta, la sua, “la nostra Santuzza, -  Sant’Agata,  che lui adorava, letteralmente adorava, - mentre batteva incessantemente  con  il  suo  vecchio martello per risuolare scarpe e stivali di ogni forma e dimensione,  senza  mai  ingoiare  quei tre, quattro  chiodini, che teneva sempre (miracolosamente) ad un angolo della bocca…   E ora  stava  per  morire,  da solo,  in  quel lontano letto d’ospedale…in quella grande città che così, mi sembrava ancora più lontana e irraggiungibile…Per  scacciare  la  tristezza  mi  misi  subito  all’opera…Nel  suo  stato di famiglia non c’era davvero nessuno…e  non  si  era  mai  sposato, nessuno aveva mai convissuto con lui…Bisognava andare un poco  più  a  ritroso…partire  dallo  stato di famiglia dei suoi genitori, per vedere se aveva avuto dei fratelli  o  delle  sorelle…Sì,  aveva  avuto  dei  fratelli…precisamente un fratello e una sorella…ma il  fratello  era  morto  giovanissimo,  quasi  bambino…Rimaneva  la  sorella…ma  risultava pure lei deceduta, da  qualche  anno,  però  aveva  avuto  una  figlia…Bene,  questa figlia risultava sposata e aveva  già  tre  bambini, un maschio e due femmine, ed era residente in città…almeno così dicevano le carte…Presi  nota dell’indirizzo della signora, augurandomi che corrispondesse al suo vero domicilio, che non  fosse  insomma una residenza di comodo o altro …. Bisognava scriverle al più presto per  informarla…Ma…perché  non  telefonare invece? Si faceva prima…Sicuramente ce l’aveva un telefono,  magari  intestato  proprio a lei o al marito…Presi l’elenco telefonico…c’era proprio il suo nome. Composi il numero di fretta…mi rispose subito una voce di donna, un po’ affannata… 

“Pronto?...chi parla?...” – E in sottofondo mi giunsero voci di bimbi che strillavano a perdifiato -

“- Bambini, per favore, fate silenzio, non sento nulla…silenzio! “ – continuò esasperata la donna. – Ci fu attimo di silenzio e così potei parlare. –

“Buongiorno, signora, qui è l’Ufficio Anagrafe…” –

“Sì, buongiorno, e che desidera?…Bambini, silenzio, non riesco a sentire niente…Oh, Dio… -“

“Signora io la chiamo perché… devo parlarle a proposito di un suo parente…il signor Michele ***”  

“Mio zio?...Mio  zio  Michele?...Ma  perché, scusi?...Gli  è  successo  qualche cosa?...Noi lo stiamo cercando  da  un pezzo…Mio  zio  è  partito  un mese fa per Milano, perché diceva che doveva farsi degli  accertamenti…ma  non  si  è  più  fatto  sentire…mio  marito  veramente  voleva  andare  alla polizia…Poi,  sa,  mio  zio  è  un  tipo  strano…e  magari  si  poteva  incavolare  se uno si metteva a cercarlo…lui  non  vuole  essere  disturbato... e  non vuole dare fastidio a nessuno…mi ha capito?... Bambini…basta!…mi scusi, ma qua i bambini proprio non mi fanno parlare…Lei insomma che mi deve dire?...Non è che per caso è…? “

“No, signora…però stamattina ci hanno chiamato da Milano, dal reparto di oncologia dell’Ospedale  ***  “

“Ah, l’Ospedale?... allora mio zio è ricoverato lì…a Milano, ha detto?... “

“Sì, signora, e dicono che è anche grave…molto grave…” –

“Grave, mio zio?...Per davvero?...E come mai?... – Bambini! Basta, per favore, silenzio…!”

“Sì,  signora,  mi  dispiace…ormai  è  in  fase  terminale…Ecco,  se  magari qualcuno di voi potesse andare a trovarlo…a portargli un po’ di conforto…Prima che…” –

“Sì, certo, ora lo dico a mio marito…e ci và lui…io c’ho tre bambini…e a chi li lascio?...”

“Va bene, signora…io le dovevo dire questo…” –

“La ringrazio…è stato gentilissimo…ora ci pensiamo noi…grazie, grazie ancora…buongiorno” – E chiuse la comunicazione.

Ora non mi restava altro da fare che telefonare a Milano, alla signora Matilde, per  avvisarla che ero riuscito  a  trovare  almeno  una  parente  del  povero  signor Michele. Composi il numero ma risultò  occupato. Ci  provai  almeno  una decina di volte prima di potermi mettere in contatto con la gentile e apprensiva  signora Matilde e intanto si era già fatto mezzogiorno. Si avvicinava il rito della spesa al Mercato del Pesce…. – “alla Pescheria”- …come diciamo qui, il nostro coloratissimo e confusionario  mercato,  pieno  di  bancarelle  e  bottegucce,  zeppe  di ogni ben di Dio, insomma una vera e propria gasbah, e  allora  tutti sarebbero usciti alla spicciolata per comprare il pesce freschissimo da portare a casa… 

La  signora  Matilde  fu  felice  di  sentirmi e disse che era sicura del fatto che il signor Michele non poteva essere  davvero  solo e che qualcuno finalmente sarebbe venuto a trovarlo, e che non sarebbe morto senza il conforto di una persona a lui cara.         

E così  quel  giorno  avevo  fatto  la mia buona azione. Potevo ritenermi soddisfatto e al povero Michele ***, il  ciabattino  morente,  per  un po’ di tempo non pensai più, troppo preso dai frenetici, banali impegni, della nostra miserabile vita quotidiana.

Le  nostre  strade,  però,  si ricongiunsero di nuovo, appena un mese dopo. Casualmente quella mattina  mi  ritrovai  all’Ufficio Morti, per consegnare e ritirare alcune pratiche. Il mio caro collega, Mario, era  tutto intento  ad apporre, meticolosamente, le annotazioni di morte sull’apposito enorme registro. Non  potei  fare  a  meno  di  guardare  cosa  stesse scrivendo. Scriveva il luogo e la data di morte del mio amico ciabattino…

Ora  la  parabola  si  era  davvero  conclusa. Il  cerchio si era chiuso…Ma  era  stata  tutta  una coincidenza? Solo una coincidenza, uno scherzo del Destino?…No, come dicevo prima nulla avviene  per  caso, nulla…Fu  invece  una  richiesta  d’aiuto…un’accorata, muta  richiesta  di  aiuto,  del povero  Michele  a  me…che  lavoravo  lì,  in  quell’ufficio,  dove  avrebbe chiamato un’infermiera mossa  a  compassione  perché  lui  stava  per  morire, e lo sapeva, e diceva di non volere a nessuno, ma  in  cuor  suo  sperava  che  qualcuno  alla  fine  sarebbe  venuto  a  cercarlo,  a tenergli stretta la mano mentre…Ecco perché dovevo  rispondere io,  io  che  lo  conoscevo,  io  che  non avrei  perso  tempo  a  cercare i suoi più stretti parenti, io, che una volta trovati,  non avrei perso tempo a seguire la  via  burocratica, lunga e farraginosa, e  cioè scrivere una  lettera  per  informare  i parenti, lettera che poi doveva essere firmata, e poi protocollata, e poi consegnata  al collega addetto alla posta, che a sua volta doveva  registrare e affrancare la missiva e poi alla fine consegnarla alle Poste Italiane le quali…

Quando tempo sarebbe passato prima che i parenti venissero a sapere del loro povero zio?

 

 

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