Affrontare la Politica come professione e mai come improvvisazione

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Pubblicata il: 10/05/2017 - 17:18
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In questo periodo stiamo assistendo - fra una sciabolata e l’altra – al panorama politico per l’elezione a Sindaco della città di  Palermo, oltre alle elezioni amministrative per il Consiglio Comunale e quelle di Circoscrizione, quest’ultime con un’esplosione di manifesti e belle immagini fotografiche mai viste prima. Sembra più che altro un concorso pubblico per un posto di lavoro… Triste, dannatamente triste! Ora è giusto valutare il sentimento di ribellione popolare contro la classe politica dirigente attuale che, di fatto, non ha prodotto dei risultati veramente degni di cambiamento; infatti il populismo esasperato ha messo in moto alcuni movimenti che probabilmente non avremmo mai potuto conoscere. Ciò è confermato dal fatto che questi movimenti non intendono allearsi in Parlamento con nessuna forza politica esistente neanche sui temi valoriali. Tuttavia nascendo dalla rabbia, spesso giustificata e comprovata, mancano di una base politica o, magari, di un reale pensiero politico organico basato sulla costruzione di un progetto consolidato. I populisti non rispondono alla domanda di quale modello di società vogliono privilegiare e accentuano questo loro deficit ignorandolo. Occorre pertanto sensibilizzare la pubblica opinione e gli organi di competenza ad operare cambiamenti veri e radicali. Ritengo, infatti, che i fatti di cronaca recenti che imperversano da nord a sud della penisola, purtroppo senza sosta, meritino una riflessione e un approfondimento della Questione Politica. Ormai è manifesto che alla politica attuale non interessa il confronto politico basato su critiche argomentate e condivise in grado di produrre cambiamenti positivi. Lo abbiamo valutato nelle attuali tristissime legislature. Quando il potere politico e quello legislativo non sono in grado di correggere queste storpiature non ha più senso niente e nessuna giustificazione formale può cambiare il senso della storia di un paese ormai fallito - non solo economicamente - ma soprattutto dal punto di vista dell’etica che rimane sempre alla base di ogni sistema governativo degno di considerazione.

Ritornando alla situazione palermitana, che è quella che riesco ad osservare più da vicino, è importante sottolinearne la criticità  perché fino ad ora la città è stata amministrata da un club di privilegiati senza una reale preparazione e uno studio approfondito delle materie politiche, della scienza politica, dei sistemi politici e sociali; studi che sicuramente non possono avere affrontato anche illustri personalità di professionisti, anche se colte ed edotte nelle loro specifiche materie. La politica spetterebbe ai cultori della politica e a chi ha studiato nell’ambito specifico. Da noi è accaduto proprio il contrario, ci sonostati  troppi oratori del nulla ed improvvisati  della politica o, meglio anocora,  procacciatori di voti, e ne stiamo vistosamente pagando le conseguenze. Osservare la nostra bella Palermo e le problematiche afferenti è un dolore che si rinnova quotidianamente. E la cosa strana è che quando si annunciano i cambi di poltrona le questioni sembrano già risolte, almeno sui tavoli tecnici. Potenza del “Santino!”. Auspico per la mia bella e amata Palermo un Sindaco che guardi al bene comune di tutti i cittadini e al progresso della città, e non di pochi privilegiati: la corte dei soliti noti.

La mia pesante riflessione è che siamo molto indietro rispetto ad altri Paesi con sistemi politici diversi. E allora cosa fare nella nostra piccola realtà?
Forse si potrebbe iniziare con lo scegliere un candidato con un progetto politico vero, un candidato che ha già dato dimostrazione di sapersi muovere nel territorio e non solo con le parole. Un candidato onesto, con  la capacità di elaborare progetti ad azione politica. Occorre costruire uno spazio di ricerca per una proposta di governo in grado di dare risposte convincenti alle legittime richieste della nostra isola, della nostra indipendenza, ormai solo un sogno. Ma per realizzare questo ci vogliono uomini di assoluta moralità e indiscussa qualità. Allora forse gli italiani, intesi lungo tutto lo stivale, hanno necessità di rivedere la morale personale e, soprattutto, politica e riattivarla ognuno nel suo proprio ruolo e territorio di appartenenza. Esattamente come in Inghilterra, in Francia o la stessa America, dove i curriculum sono estremamente importanti per l’accesso alla politica attiva, laddove in Italia, invece, ci si è sempre affidati alla pratica, alle amicizie...  o magari al personale tecnico dei ministeri, spesso di gran qualità, ma altrettanto spesso di formazione giuridica più che economica. La politica, invece, dovrebbe essere una vera professione. E a fronte di questo radicale cambiamento di scelte umane e di formazione, ci vorrebbe anche quello economico. Una retribuzione anche di alto livello, ma mai esagerata e sproporzionata, e soprattutto scevra da qualsiasi privilegio se non strettamente reale ed esclusivamente legato all’attività svolta. E solo per periodi limitati alle attività contingenti. Infine, un trattamento economico e fiscale uguale a quello di chi deve lavorare un’intera vita per sudarsi una misera pensione.

Marina De Luca

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