Un 2 giugno sottotono come il cuore degli Italiani

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Pubblicata il: 03/06/2014 - 03:53
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Di Quirinale.it, Attribution, Collegamento

"Buon 2 giugno a tutti gli italiani". Inizia così il videomessaggio del presidente Giorgio Napolitano in occasione della Festa della Repubblica che, prosegue, "celebriamo quest'anno con animo più fiducioso. Perché si è fatta strada la necessità di forti cambiamenti in campi fondamentali. Perché l'Italia può parlare a voce alta in Europa e contribuire a cambiarne le istituzioni e le politiche"...

"Celebriamo quest'anno con animo più fiducioso...". Illustrissimo Signor Presidente, ma ne è così certo? Non sento questa fiducia, questo vento buono che ci farebbe stare meglio, almeno psicologicamente. Le notizie che arrivano quotidianamente sono, al contrario, destabilizzanti. L'Ue chiama a rapporto l'Italia, Barroso: ''Servono sforzi più efficaci''. Secondo il presidente della Commissione europea il nostro Paese deve incrementare l’impegno per mandare avanti le riforme. L'Europa dunque chiede ancora sacrifici sulla nostra pelle, mentre voi fate mega programmi sempre sulla nostra pelle. Mi chiedo come abbiate potuto portare un Paese ricco di storia e cultura a questo punto. E non credo sia solo colpa dell'Europa. Vi siete dimenticati del Popolo Sovrano, vi siete allontanati con la mente e con il cuore dagli Italiani, da quelli che avreste dovuto amare e proteggere. A tal proposito, è mio desiderio rievocare le parole del grande Luigi Sturzo: "La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà". Ecco cosa avete fatto, esattamente questo. Avete demolito la fiducia! E allora per sperare in una rinascita occorre riaccendere la fiducia nelle istituzioni, occorre che vi riappropriate del cuore degli Italiani, delle loro idee, e rinunciate anche voi sacrificandovi con noi. Non abbiamo più nulla da offrire. E ci sarebbero tante cose da discutere. Lasciateci, ad esempio, andare in pensione ad un'età ragionevole per godere almeno di qualche anno di riposo, prima di quello eterno. Lasciate che i nostri figli possano prendere il nostro posto, che possano sperare in un avvenire certo nella loro terra. Abolite riforme cieche e assurde da parte di chi non comprenderà mai (Fornero) cosa significhi sofferenza da carenza... E poi, fatevi ritornare un rigurgito di patriottismo. Andate a salvare i nostri Marò, siamo diventati davvero lo zimbello dell'Europa. Signor Presidente, ha ascoltato le parole del Marò Girone? E´ vergognoso il punto in cui ci siamo arrestati. Certo, se fossimo stati tedeschi, americani o francesi sarebbero liberi già da un bel pezzo. E sarebbero riusciti con forza e per sciovinismo. Poverì Marò, poveri italiani Marò, non ci resta che augurare solo, a questo punto,  che la dea bendata li aiuti e si occupi della loro sorte. Sono vittime di una classe politica egoista, menefreghista e poco propensa al futuro dei cittadini italiani, e soprattutto verso chi difende l'onore della Nazione e ha semplicemente ubbidito agli ordini.
Voglio concludere questo sfogo ricordando le parole di un grande Presidente, un Presidente che ha amato veramente il popolo italiano: "Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi".  Sandro Pertini.
Basta inutili parate, soprattutto se sottotono! Vogliamo gli sfarzi di una festa sentita da tutti gli Italiani e di tutti i ceti sociali. Rivogliamo il ruggito del patriottismo vero! Questi, purtroppo, sono oggi i sentimenti di un' italiana come tante... sconfitta dalla classe politica di questi tempi.

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