lavoro in italia

Il mondo del lavoro tra mafie e paramafie

''L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro'', un principio che viene ricordato spesso, ma forse mai o poco con la piena consapevolezza del suo significato.
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Pubblicata il: 05/11/2018 - 12:46
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“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Così enuncia la nostra Costituzione al primo dei suoi principi fondanti. Ed è un principio che viene ricordato spesso, ma forse mai o poco con la piena consapevolezza del suo significato: che, cioè, i costituenti potevano benissimo scrivere come primo articolo che la Repubblica si fondava sui diritti di libertà e di uguaglianza dei cittadini, senza distinzione di sesso e di razza, e sarebbe bastato; ed invece hanno scritto proprio “fondata sul lavoro”.  E c’era un perché. Consisteva nella preminente volontà dei Costituenti di appagare le principali forze della Resistenza, vincitrici sul Fascismo, che erano forze operaie di sinistra, marxiste e cattoliche. Ed evidentemente c’era nella formulazione una specie di trionfo del principio di giustizia sociale che animò appunto dette forze antifasciste appena propostesi alla guida del paese, che le ripagava da una secolare subalternità ai poteri liberali che avevano fatto il Risorgimento, avevano sempre dominato in varia guisa nel paese e si erano compromessi col Fascismo.

Tuttavia, sin dal primo procedere della vita civile dell’Italia del dopoguerra, il dualismo tra istanze liberali, di tipo capitalistico, e quelle del mondo operaio saranno destinate a riproporsi, anzi ad estendersi sempre più fino a farsi contrasto tra detentori della ricchezza e lavoratori in genere, anche quelli costituenti il terziario.  Un contrasto questo che starà a costante sottofondo della dinamica politica del paese, e che oggi presenta aspetti inusitati e forse più drammatici, giacché la politica di ciascun paese ha perduto la sua piena autonomia di azione e di scelte.  Insomma è nella logica del vivere civile che in ogni stato il produrre ricchezza e quindi l’incremento del benessere, preveda dei padroni e degli operatori al loro servizio, e che agire, capacità e soprattutto cultura possano determinare non dualismo ma equilibrio tra le parti e contrassegnare le epoche con un più alto o meno grado di civiltà. Il che però purtroppo ha sempre stentato a verificarsi, per cui si è ricorso a leggi di tutela del mondo del lavoro, con le quali in verità si è finora andati avanti alla meno peggio. Oggi queste leggi vengono facilmente aggirate, oppure vengono modificate o eliminate, perché la politica ha perduto il suo fondamentale obiettivo, che doveva essere il benessere materiale e morale del cittadino, quindi anche la dignità del lavoratore, e l’ha sostituito con il totale ossequio al dio business, obbedendo alla barbara religione dei tempi.

Sicché oggi nel mondo del lavoro vediamo si verifichi di tutto e con una specie di acquiescenza generale, quasi come accade quando si tratta di mafia, che la si considera un male, la si combatte qua e là, ma si convive con il suo resistere e sussistere ritenendola necessariamente legata al mondo degli affari. E gli affari sono quel che oggi conta, mentre la dignità umana è cosa solo per pochi poeti. 

Oggi la dismissione dei valori umani che si registra in certi settori del mondo lavorativo la si tollera o non la si combatte a fondo o non ci si preoccupa neppure di denunciarla. Basta evidenziare qualche fenomeno tra quelli che possono far cronaca.  Si pensi a quel che succede nelle campagne ove schiere di esseri umani extracomunitari e non solo vengono trattati come schiavi, retribuiti per pochi euro, costretti a dimorare in condizioni malsane. Ebbene il fenomeno, che è un profittare sulla miseria, viene pure contrastato, ma non eliminato radicalmente, ed è davvero incredibile che nelle nostra epoca di trionfale progresso possa essere attecchito il caporalato, quello ancora di antico genere mafioso. Ed è altrettanto incredibile quel che accade nei call center, un mondo di sfruttamento e spesso di sopraffazione morale, di cui non si parla e che per costituzione ed andamento a volte non è meno lontano da metodi mafiosi. Succede magari che si voglia l’impossibile dagli operatori, che si tolga loro il diritto dei tempi di pausa, del riposo festivo, delle condizioni igieniche idonee, quando non si sottopongano a continue minacce, sempre contando sulla difficoltà che c’è oggi ad avere un lavoro. E questo, diciamolo, accade anche perché oggi è diventata rara la figura del manager illuminato che cura l’umanità che gli è toccata in sorte, ne valorizza i meriti, e che vanti la funzione dell’imprenditore come supporto essenziale della tenuta civile del paese. Per non parlare del fatto, sempre stando al mondo dei call center, che oggi anche un villanzone ignorante che ha i soldi ne può creare uno. Basta compri dei computer, chiami dei disoccupati disposti a tutto, affitti un capannone, dia le dovute mazzette alle persone giuste e può procedere e magari fare la concorrenza.

Abbiamo inteso fare solo delle esemplificazioni sul concreto, e ne avremmo potuto fare diverse altre circa la situazione del mondo del lavoro nei nostri giorni, per dimostrare come oggi questo mondo poggi su due nozioni aberranti: la precarietà e la sopraffazione, entrambe motivate dalla crisi di valori umani che caratterizza l’epoca.  Ci si chiede allora se, nonostante tutto, non ci sia pure qualche un’istituzione da cui sperare un po’ di luce e giustizia. E qualcuno dirà subito che ci sono comunque i sindacati appositamente sorti per combatte egli errori del passato, ma questo qualcuno ignora che il presente dei sindacati si fonda su una base fallimentare. Infatti il mondo del lavoro, oggi che la società è dominata dall’antiumanesimo, avrebbe bisogno soprattutto di tutela di quanto concerne la dignità umana di chi lavora, che è un obiettivo unico, a prescindere dalle idee politiche; i sindacati invece si sono divisi in base a dettami politici e in tal modo sono diventati inutili allo scopo. Oggi possono invocare tavoli di trattative, far finta di litigare col governo, ma in realtà funzionano da ammortizzatori dei problemi e come emanazione dei vari orientamenti politici.

La politica infine, per il mondo del lavoro, ha addirittura fatto leggi che pretenderebbero di rendere felice, innovativo e moderno il precariato; mentre, circa quanto può accadere sui diritti umani dei lavoratori non ha tempo di occuparsi e ufficialmente si fida dei sindacati che tutto sommato non possono darle fastidio. E dire che affrontare sul pratico i problemi del mondo del lavoro oggi sarebbe tra le poche chances che rimangono ad un Governo per riavere la fiducia dei cittadini, invece dell’affannarsi a promettere epocali cambiamenti in cui nessuno può credere.

 

 

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