“ ‘A MUNTAGNA DI TURI ” - Un racconto di PIERO JUVARA

|
Pubblicata il: 07/02/2014 - 10:08
|

Turi si svegliò che ancora il gallo doveva cantare. Come faceva da sempre, da cinquantatre anni e passa, sia d'estate che d'inverno e pure le domeniche e tutte le sante feste comandate. Per non perdere l'abitudine, diceva…

       Ma quel giorno non avrebbe voluto svegliarsi. Anzi quel giorno non sarebbe mai dovuto arrivare. Mai... Eppure…eppure  era  arrivato  e  ora  bisognava  affrontarlo,  in  un  modo  o nell'altro. Perciò si alzò, ma era come se avesse un enorme peso sulle spalle. Barcollò quasi, alzandosi, come se fosse ubriaco, ma era sobrio, perfettamente sobrio…Si diresse, trascinando i piedi,  verso il bagno e, per prima cosa, come faceva da sempre, aprì la finestrella e guardò la Montagna, "la sua Montagna", come per dire: "Aspetta, sto arrivando…" E gli venne in mente di nuovo, come sempre, quel ricordo, il ricordo vivido, forte di  quel giorno: il giorno che suo nonno lo portò per la prima volta alla “cava” e gli mostrò i grandi lastroni di lava appena estratti dai fianchi dell’immenso vulcano e gli mostrò il Vulcano, anzi “a Muntagna”, e gli disse: -  “Turiddu, lo vedi? A muntagna ciata, ‘a muntagna respira…picchì è viva, comu attia e comu ammia…Accussì c’è  quannu rommi, quannu sta saggia, e c’è inveci quannu s’arrusbigghia e certi voti s’arrusbigghia nirvusa, nirvusa assai e allura…allura ni fa scantari…

    Eccomu su nni fa scantari!…e accumincia a jittari di la so’ grandi vucca  focu e fiammi e lampi e trona forti, accussì forti  ca ni rumpi li timpani e fa cascari puru li casi e l’arvuli ‘n terra…E chistu finu a quannu non si calma di nuovo, finu a quannu non ci passa la nirvusa…  E allura ritorna a essiri bona e pacifica, comu ora…Ti piaci a muntagna Turiddu? Ti piaci? -  “ Sì,sì, - disse Turiddu – e poi disse ancora: “U sai, nonnu? A muntagna è mia…è mia… - “No, Turiddu, a montagna è di tutti, non è sulu da tò…eh!” – gli replicò il nonno. - “No, no, è mia, è mia!”  - gridò forte Turi, stringendo i pugni e battendo i piedi per terra. -  “E va beni” – disse il nonno – E’ tua, certo, è tua…Ma, arrivorditi sempri, ca la montagna  è da to’, ma tu sì di la MuntagnaNon tu scordari mai!…”  E così la Montagna fu sempre di Turi, e Turi fu sempre per la Montagna, in ogni momento della sua giornata. - "Aspetta, sto arrivando"…- ripetè di nuovo, facendo eco a se stesso.

       Così si lavò in fretta, si rasò, si vestì, con i gesti consueti, quotidiani, consumò una frugale colazione, fatta di un po’ di caffè e di latte che Mara, sua moglie, gli aveva preparato ed uscì, dopo un rapido bacio ed un sommesso saluto alla moglie, che ora gli sembrava più vecchia e più stanca degli altri giorni.    

     Antonio, il suo unico figlio, dormiva il sonno dei giusti. Era in vacanza per qualche settimana, poi sarebbe ritornato nel suo piccolo paese sui monti, su, nel Trentino, dove insegnava la storia e  il  latino. Era  orgoglioso  di  questo  figlio  professore,  ancora  così giovane, - aveva appena trent'anni,- e se ne stava anche lui sulle montagne, a guadagnarsi il pane, ma in maniera assai più dignitosa, da signore…Ah, sì, era orgoglioso di questo figlio, Turi,  molto orgoglioso…

     Fuori  albeggiava  appena  e  il  gallo  ora cantava a squarciagola, nervoso e risentito per la sua inutilità. Con un sforzo immenso Turi si diresse verso lo stretto viottolo che lo portava al paese: le sue gambe  parevano  di  piombo  e si rifiutavano di muoversi, di ubbidirgli. Sembravano incollati a terra. Ma doveva, Dio Santo! doveva andare! Il vecchio trenino sarebbe passato a momenti, non poteva perderlo, e poi bisognava prima passare dal grande Crocifisso di pietra lavica, quello che lui stesso aveva scolpito assieme al padre e al nonno, tanti e tanti  anni prima, e che se ne stava buono, paziente, nel suo altarino, posto sulla piccola stradina  che arrivava alla stazione. Qui avrebbe pregato, con una preghiera rapida, silenziosa, per suo padre e per suo nonno e per tutti i suoi cari che non c'erano più. E così fece, anche quel giorno. Quel giorno che non sarebbe mai dovuto arrivare e che gli sembrava proprio l'ultimo, tanta era l'angoscia, e la rabbia, e la disperazione che aveva dentro…Già, l'ultimo: era comunque e certamente il suo ultimo giorno di lavoro, e poi sarebbe diventato una cosa inutile, un oggetto posato in un angolo e dimenticato. Per sempre.

"Fiuuu! Fiuuu!". Il fischio imperioso del vecchio trenino  lo riportò alla realtà, e fu come un colpo di frusta, secco, nelle sue spalle e nei suoi pensieri. Via! Via! bisogna andare, adesso.Via! Via! La Montagna, la sua Montagna, lo aspettava, ancora per quel giorno sarebbe stata sua. Ancora per quel giorno. L'ultimo. "Fiuuu! Fiuuu! Corri,  piccolo vecchio treno, corri! Tu sei come la vita, lo sai? Corri e poi, ogni tanto, ti fermi: qualcuno scende, qualcuno sale… Ecco, è arrivato finalmente il momento. La cava è vicina, bisogna cominciare la santa giornata.

 - "Ciao, Turi!" – "Come và, Turi?"...Erano i suoi compagni che lo salutavano. Per l'ultima volta.

 -  "Come vuoi che vada? Come sempre…". Già, come sempre

 -  "Buon lavoro, Turi!…"

  -  "Anche a te…"…

       "Pam! pam…pam!...Si cominciava a martellare, prima con le grosse mazze, per spaccare i grandi  lastroni  di  lava,  e  poi  con  i  mazzuoli  e  gli  scalpelli,  per  dare  forma  e vigore alla grigia  e dura pietra. La  sua  forma  definitiva. "Pam! pam! pam!...". Forza e sudore!…Forza e precisione!…Forza e determinazione!…quello era il segreto!…Solo quello!…

-"Turi, il ragioniere Pitalà ti deve parlare…Vacci subito…" - Gli disse ad un tratto don Carmelo, il suo compagno di sudore e di fatica, senza smettere di battere con il martello e lo scalpello.

 - "Va bene, ora ci vado – rispose Turi, anche lui senza smettere di battere…

 - "No, ci devi andare subito…Perché dopo ha da fare…"

 -" Sì, sì, ora ci vado, ci vado…tanto lo so, quello che mi deve dire…

-" Eh, beato te che hai finito…Io non ne posso più di questo schifo di lavoro…E siamo sempre qui  all'acqua e al vento…"

       Così Turi smise di martellare, si alzò, si ripulì alla belle e meglio i vecchi calzoni e la vecchia giacca tutta inzaccherata di polvere e di minuscole schegge di lava e si presentò al rag. Pitalà, che lo aspettava serio e a testa bassa.

-"Io sono qua, ragioniere Pitalà…" – disse Turi, anche lui a testa bassa.

-Ah,  buongiorno…Turi…accomodati…accomodati…facciamo  in  un  secondo…Io ho preparato già tutto…E spero che non ci saranno problemi…e che rimarrai contento…Dopo tanti anni che sei con noi…Ecco…come puoi vedere…(E gli  porge una grossa busta gialla).

 -"Quello che vedo – disse Turi impallidendo – quello che vedo è che mi state trattando come… come una cosa vecchia che si mette da parte perché non serve più…Questo è quello che vedo…

-"Ma che dici, Turi?…Ti stai sbagliando, non è così, ma ci mancherebbe!…"

-"Va bene, grazie…Grazie e arrivederci…" – replicò Turi, afferrando la busta e andandosene.-

-"Turi!...Turi!...Signor Santanocito! Signor Santanocito!...- Fece il rag. Pitalà alzandosi, come se volesse inseguirlo, ma, in realtà senza muoversi dalla scrivania – "Signor Santanocito!"…

  • "Signor Santanocito??"…Turi si girò di scatto e guardò fisso negli occhi il rag. Pitalà.
  • "Signor Santanocito?...Ma sta parlando con me?...Ah ah ah!….io, il signor Santanocito!…

Ma guarda un po’, e dovevo andare in pensione per farmi chiamare "signor Santanocito!"…

      Arrivederci, ragioniere Pitalàanzi addio! – E così Turi chiuse la porta alle sue spalle e se ne andò. Uscendo all'aperto  chiuse gli occhi, perché il sole lo abbacinava ma anche perché non voleva vedere, e non voleva sentire…E voleva essere già morto e sprofondare sotto terra, sotto quella terra nera, di cenere e di lava, e sotto quel manto di ginestra, giallo e splendente come quel sole che non voleva più vedere…

- "Oh, Turi, Turi, che hai? Ti senti male?...che hai preso un colpo di sole?" – disse don Carmelo -

   O i troppi soldi ti hanno dato alla testa? Ah ah ah!!

- "Ma allora è vero che te ne vai in pensione? – fece un altro – allora dobbiamo brindare…

      Ma Turi non li vedeva e non li ascoltava nemmeno e continuava a vagare come un povero fantasma, cieco e sordo, per la grande cava che non avrebbe più rivisto e dove non avrebbe mai più messo piede. Si bloccò solo davanti ad un grosso blocco di lava appena estratto e pronto per le altri fasi della lavorazione. Aprì gli occhi finalmente e lo guardò fisso, con curiosità, come se non ne avesse mai visto uno prima di allora. Davanti a lui c'era anche una grossa mazza, poggiata sul blocco, come se aspettasse di essere afferrata. E l'afferrò infatti e con una forza inaudita sferrò un terribile colpo sul blocco, per liberarsi di tutta quella rabbia e di tutta quella disperazione che aveva dentro.   

        Non l'avesse mai fatto!...Dio mio, che succede? Che succede? Un boato enorme, una esplosione terribile quasi lo fa stramazzare a terra, mentre una immensa colonna di fumo nero e rovente lo sovrasta e lo minaccia. E'  la  Montagna,  la  sua Montagna che ruggisce ferita e addolorata, sì,addolorata  e  offesa  con  lui  e  come  lui,  per  il  suo abbandono,  per  la  sua  rabbia, per la sua disperazione…Ammaliato  e  annichilito  dal  suo  grido di dolore ma anche dal terrificante e pur maestoso spettacolo, Turi andrà verso il grande cratere, come già ebbe a fare il vecchio Empedocle, dimentico di tutto e di tutti…E camminerà per tutto il giorno e per tutta la notte senza curarsi dei lapilli che gli bruciano i capelli e i vestiti, senza curarsi della lava rovente che gli brucia le scarpe, e poi la pelle, senza curarsi di nulla

                      "La Montagna è di Turi, ma Turi è della Montagna!"…

                      "La Montagna è di Turi, ma Turi è della Montagna!!"           

                      "La Montagna è di Turi, ma Turi è della Montagna!""

            Dentro  la  sua  testa  sempre  quelle  parole,  che  gli scoppiano dentro e poi come un'eco gli rimbombano nelle orecchie e vanno espandendosi sempre di più come le onde sulla superficie di uno stagno colpita da un sasso.

                     "La Montagna è di Turi, ma Turi è della Montagna!"…

                      "La Montagna è di Turi, ma Turi è della Montagna!!"           

           A casa Mara e Antonio hanno già allertato  le  forze  di  polizia  e la guardia forestale, e lo stanno  cercando dappertutto, anche se la  violenza  dell'eruzione  e  il buio  non  aiutano affatto e non  danno  speranze  di  poterlo  presto  ritrovare. Bisogna  aspettare  l'alba,  la  luce, e bisogna sperare  in  una  pausa   eruttiva,  che faciliti le  ricerche…E' arrivato intanto anche un famoso vulcanologo, il dottor Marco Sineri, che dirà come e quando muoversi e in che direzione.

       Sono  arrivati  anche  gli elicotteri, quando sarà giorno si alzeranno in volo e lo cercheranno; dall'alto  è  più  facile  e  meno pericoloso. Bisogna aspettare che faccia giorno…Bisogna solo aspettare…

       E' già l'alba. E la Montagna adesso si è calmata. Niente esplosioni, niente cenere e niente lapilli. Adesso è calma e placida, come se niente fosse successo. Le ricerche sono riprese, con rinnovato vigore. Gli elicotteri si sono levati in volo. Le guide con i cani sono andati fin su in cima al cratere per cercare qualche traccia…Ma Turi non si trova, e già si comincia a temere il peggio.

         Mara e Antonio sono sempre stretti l'uno all'altra, per farsi coraggio, per poter sperare… Poi d'un tratto si sentono chiamare…

       -   "Mara! Antonio! Sono qui…sono qui…"

  • "Turi!"

      -     "Papà!...ma dove sei stato, ma che hai fatto?...

  • "Che ho fatto?...Ho fatto pace, figliolo mio…"
  • "Hai fatto pace?...ma con chi?..."
  • "Con me…e con Lei…con la Montagna"….

 

Letto: 5547 volte

Leggi anche

Racconti
Tin Tin
racconto
Il pic-nic racconto di Maria Lacchio
Festa della Donna
Festa delle donne, non dimenticherò mai quella ragazza italiana, che per me aveva ''il sole nel cuore''
lettura
Cosa provi nell'essere vecchia?
lettura
Non posso tenerti per mano e allora ti tengo nel cuore - Roversi
dialogo d'amore
"Addio" - Delicato dialogo d'amore
lettera
La commovente lettera di un ragazzo di 21 anni a sua madre
videopoesia
Charles Bukowski - Sei incancellabile tu - Videopoesia di Gianni Caputo

In Primo Piano

Piano razionamento idrico
Piano razionamento idrico
Acqua a Palermo, Giaconia: ''Piano di razionamento insufficiente, servono chiarezza e trasparenza dall'Amministrazione''
caro voli
caro voli
ANAFePC denuncia il caro voli: tariffe proibitive penalizzano i siciliani durante le festività
Porticciolo della Bandita
Porticciolo della Bandita
Porticciolo della Bandita: Terrani annuncia il via libera ai lavori per la rinascita della Costa Sud
Ciclovie via Roma
Ciclovie via Roma
Ciclovie di via Roma, la Consulta della Bicicletta critica il Comune: ''Esclusi dal progetto, servono tempi certi''

La parola alla città

Amianto abbandonato
Amianto abbandonato
Amianto ancora abbandonato davanti alla Camera Mortuaria dell'Asp: dopo la segnalazione del lettore nessun intervento
rifiuti
rifiuti
Rifiuti e incuria in via Maggiore Perni: l'appello dei Comitati Civici per un intervento immediato
riparata buca pericolosa
riparata buca pericolosa
Palermo, riparata la buca pericolosa in via Ammiraglio Persano: soddisfazione dei consiglieri Zacco e Benincasa

Appuntamenti

arte
arte
Palermo celebra l'arte e la femminilità con il vernissage ''La Sposa'' di Maria Felice Vadalà
mostra regalo fatto a mano
mostra regalo fatto a mano
''Magico Natale'' ai Cantieri Culturali alla Zisa: tre giornate di artigianato e design
Teatro
Teatro
Massimo Ghini porta in scena Il vedovo: al Teatro Golden di Palermo il ritorno di una commedia cult

Opinioni a confronto

Giunta Lagalla
ripartenza di settembre
sanità digitale Sicilia
suicidio assistito