STRESA FESTIVAL 2013

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Pubblicata il: 30/08/2013 - 16:32
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Stresa - Palazzo dei Congressi, 24 agosto

Fazil Say, pianoforte
Gstaad Festival Orchestra
Neeme Järvi, direttore

B. Smetana, La Moldava
F. Say, Water 
B. Britten, da Peter Grimes: Four Sea Interludes
C. Debussy, La Mer

Uno dei festival italiani più importanti  della cosiddetta ’musica colta’ è sicuramente lo Stresa Festival proposto dall’Associazione Settimane Musicali di Stresa e del lago Maggiore.

Come tutte le iniziative culturali anche questa soffre della carenza di sostegni finanziari, ma con l’attenta programmazione del  direttore artistico  Gianandrea Noseda , l’impegno di tutto il Consiglio presieduto da Giovanni Medeot e la dedizione dello staff anche il 2013 vede una programmazione ricca qualitativamente e qui racconto della serata inaugurale del 24 agosto.

LA SORPRESA…CHE SORPRENDE!!

Ebbene si, la maggior parte del pubblico è stata sorpresa dall’interpretazione del programma in cartellone per la serata inaugurale dello Stresa Festival 2013.

I giovani musicisti dell’orchestra diretti con garbo ed eleganza da Neeme Järvi hanno offerto una ottima prestazione, risultato dell’esperienza del direttore addizionata all’entusiasmo giovanile degli orchestrali.

Con i delicati flauti ed il pizzicato dei violini si apre con La Moldava di Smetana che senza trionfalità e ridondanza rimanda agli inni con grande liricità.

Il filo conduttore della serata è l’acqua che con Fazil Say si sente e percepisce ora saltellante, ora a cascata ed ora impetuosa attraverso sonorità particolari ottenute con le corde del pianoforte.
Sonorità trattenute tra voci ed echi lontani: la civetta, i gabbiani, lo sciabordio del mare in un clima di forte attesa; Fazil Say quale compositore, ha fatto ricordare i menestrelli di un tempo, con racconti scritti con la struttura musicale contemporanea ed interpretati poi con eclettiche improvvisazioni e bravure quali un bellissimo trillo al melodico.

Con Britten la tragedia aleggia nell’aria e l’orchestra ben sa creare l’atmosfera cupa e tragica della narrazione, tra flutti impetuosi e risacche impietose.

Con Debussy ancora una volta si assapora il moderno che incalza, tavolta tormentato senza la promessa dell’estasi.

La musica vince sempre.

Renzo Bellardone

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