Chiese Evangeliche ADI

Chiese Evangeliche ADI nel mirino degli attacchi mediatici

L'UCP difende le Chiese Evangeliche ADI dagli attacchi di un quotidiano online e richiama al rispetto della libertà religiosa. Le ADI: ''Siamo parte integrante dell'evangelismo italiano, in piena trasparenza e legalità''.
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Pubblicata il: 06/08/2025 - 10:18
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AI Gemini

Il numero di cristiani perseguitati nel mondo salgono quest’anno ad oltre 380 milioni; quelli uccisi per ragioni legate alla fede sono 4.476, secondo un sondaggio della World Watch List. Cifre raccapriccianti che salgono soprattutto in Nigeria, terra di massacri per mano di islamici Fulani, oltre che da parte di terroristi Boko Haram.

La persecuzione cristiana ha anche tanti attacchi mediatici in Italia. In ultima quella apparsa su un quotidiano online che definisce le Chiese Evangeliche “un affare” soprattutto in Sicilia. Interviene a tal proposito l'UCP (Unione Cristiana Pentecostale) che esprime il proprio dissenso rispetto ai contenuti di tali pubblicazioni e manifesta piena solidarietà alle ADI, oggetto di una pressione mediatica che appare pretestuosa, distorsiva e lesiva nei confronti di una minoranza religiosa e della comunità che essa rappresenta.

Ma cosa sono le Chiese Cristiane Evangeliche ADI, ne parliamo con il Consiglio generale delle chiese Cristiane Evangeliche Assemblee di Dio (ADI): "Non siamo massoneria, servizi segreti  e non abbiamo legami con la criminalità organizzata, bensì le Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia” sono un ente morale riconosciuto con D.P.R. del 5 dicembre 1959, n. 1349, che nel 1988 hanno stipulato un’intesa con il governo della Repubblica Italiana che costituisce un riconoscimento della serietà dell’Associazione da parte delle Autorità dello Stato e un tributo alla testimonianza di fede di un movimento che si considera con pieno diritto e fierezza parte integrante dell’Evangelismo italiano. L’Adi è la più grande e numerosa organizzazione protestante del paese, e adotta un modello organizzativo presbitero congregazionalista, che garantisce autonomia alle comunità locali nel rispetto di un coordinamento dottrinale e amministrativo condiviso. I principi di fede professati sono biblici, cristiani ed evangelici, ispirati alla libertà di culto sancita dalla Costituzione.

Le proprietà immobiliari sono intestate all’ente morale Adi e sono acquisite, gestite e utilizzate esclusivamente per soddisfare gli scopi statutari, ovvero culto, evangelizzazione, insegnamento biblico per tutte le fasce d’età, assistenza e promozione sociale. Ogni acquisizione avviene utilizzando metodi regolari e tracciabili, secondo la normativa vigente. Quando necessario, l’acquisto avviene mediante mutui regolarmente contratti presso istituti di credito. La Banca Assemblies of God Credit Union, nel mirino del dossier, non ha mai finanziato l’ente o erogato fondi a suo favore, né le Adi hanno alcuna voce nella sua gestione, che fa capo esclusivamente alle Assemblee di Dio degli Stati Uniti. Ogni immobile è destinato ad un uso conforme ai fini istituzionali.

Anche i Fondi provenienti dalla quota dell’otto per mille, alla cui ripartizione le Assemblee di Dio in Italia concorrono ai sensi dell’art. 23 della Legge n. 517/1988, sono utilizzati nel pieno rispetto delle finalità previste dalla normativa vigente, rendicontati annualmente al Ministero dell’Interno.     I progetti finanziati includono assistenza all’infanzia, recupero da dipendenze, formazione, attività umanitarie e sociali in Italia e all’estero, sostegno a enti ospedalieri e realtà del terzo settore. Tale impegno dimostra la volontà delle Adi di restituire alla collettività quanto ricevuto, in modo eticamente responsabile e pubblicamente verificabile. Le Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia” valorizzano la libertà individuale e la responsabilità personale. Ogni offerta e donazione è un atto volontario e libero, non sollecitato né controllato dall’ente. Non sussiste alcun obbligo economico che possa gravare sui membri; ogni contributo nasce da convinzioni spirituali personali e dalla libera scelta di sostenere l’opera evangelica. Le Adi non esercitano forme di pressione o di proselitismo, né palesi né occulte, a danno di altre associazioni o confessioni religiose. Nessuna coercizione, solo adesione volontaria ai programmi spirituali o di sostegno all’Organizzazione conforme alla legge.

Il modello di governo delle Adi, presbitero-congregazionalista, è regolato da uno Statuto conforme all’ordinamento italiano. Tale Statuto, parte integrante della legge di intesa e depositato al Ministero dell’Interno, assicura un assetto trasparente, partecipato e coerente con i principi costituzionali in materia di libertà religiosa.

Nel difficile contesto dell’Italia del secondo dopoguerra, in cui le comunità evangeliche erano spesso soggette a discriminazioni, persecuzioni e limitazioni, Frank Bruno Gigliotti offrì il proprio contributo per sostenere la tutela della libertà di culto, compreso il riconoscimento di un Ministro di culto pentecostale al Ministero dell’Interno italiano nel lontano 1945. Il suo apporto si limitò a questo ambito istituzionale, mentre in Italia si combatteva la battaglia per la libertà religiosa e personaggi di spicco del mondo accademico e non, prendevano le difese del movimento pentecostale italiano, di alcuni dei quali tutto si poteva dire ma non che fossero esponenti del mondo Evangelico. In quanto membro dall’American Committee for Religious Freedom in Italy, allora presieduto da Charles Fama, e su richiesta di quest’ultimo, nonché del National Committee of Americans for Religious Emancipation (di cui era presidente il senatore Olin D. Johnston) e del Pentecostal Group, noto anche come Evangelical Christian Pentecostal Churches of the United States and Foreign Lands (guidato da Dominick Lisciandrello), presentò una relazione corredata da una sua lettera di accompagnamento all’allora ambasciatore d’Italia negli Usa Alberto Tarchiani, in cui elogiava i pentecostali”.

 

 

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