Sicurezza e legalità

Mafia e 41 bis, l'allarme del sindacato di Polizia Penitenziaria: ''La buona condotta non basta per concedere benefici''

Il segretario generale Aldo Di Giacomo rilancia le preoccupazioni del procuratore di Palermo Maurizio De Lucia sui legami tra boss detenuti e organizzazioni criminali. Chiesti controlli rigorosi e maggiore attenzione nella valutazione dei benefici penitenziari.
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Pubblicata il: 14/10/2026 - 10:10
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Il regime del 41 bis e il rischio che i boss mafiosi possano mantenere collegamenti con le organizzazioni criminali anche durante la detenzione tornano al centro dell'attenzione. A sollevare la questione è Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria (F.S.A.-C.N.P.P.-S.PP.), che rilancia le preoccupazioni espresse dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia.

«Sul regime del 41 bis si stanno aprendo maglie troppo larghe. Non possiamo permettere che la prassi della buona condotta diventi il grimaldello per ottenere benefici e che il carcere duro perda progressivamente la sua funzione di contrasto al potere mafioso», afferma Di Giacomo.

Benefici penitenziari e rischio di collegamenti con i clan

Secondo il sindacalista, il rispetto delle regole carcerarie non può essere considerato automaticamente una prova dell'interruzione dei rapporti con la criminalità organizzata.

«La mafia non smette di esistere perché un boss è in carcere. E non basta che un detenuto rispetti formalmente le regole per concludere che abbia reciso i propri rapporti con l'organizzazione», sottolinea.

Tra le criticità segnalate figurano l'utilizzo illecito di telefoni cellulari, il mantenimento dei contatti con i clan e il rischio che dal carcere vengano impartite disposizioni criminali.

Il sindacato richiama inoltre alcuni casi di permessi penitenziari concessi a condannati per gravi reati di mafia, citando Cristoforo Cannella, Gregorio Di Giovanni e Mario Capini.

Le preoccupazioni del procuratore Maurizio De Lucia

Un altro aspetto riguarda la distinzione tra 41 bis e regime di alta sicurezza, due condizioni detentive con presupposti e restrizioni differenti.

Il procuratore Maurizio De Lucia ha richiamato l'attenzione sulla presenza di giovani appartenenti ai clan nelle sezioni di alta sicurezza, dove potrebbero consolidarsi nuove gerarchie criminali.

«Quelli che stanno al 41 bis, bene o male, sono destinati a rimanerci», ha osservato il magistrato, secondo quanto riportato dal sindacato.

Per Di Giacomo, occorre mantenere elevata la vigilanza sui collegamenti criminali e valutare con particolare attenzione le richieste di benefici, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge e delle decisioni dell'autorità giudiziaria.

«Lo Stato deve garantire i diritti previsti dalla legge, ma non può perdere di vista la ragione per cui esiste il 41 bis: impedire ai capi mafiosi di continuare a comandare dall'interno del carcere», conclude il segretario generale.

La richiesta del sindacato è quella di rafforzare i controlli sulle comunicazioni e di evitare che la sola buona condotta venga interpretata come prova della cessazione dei legami mafiosi.

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Fonte: Sindacato Polizia Penitenziaria F.S.A.-C.N.P.P./S.PP.

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