Festa dei Morti

Festa dei Morti in Sicilia: le antiche filastrocche che raccontano l'infanzia e la memoria di un popolo

Tra preghiere, giocattoli e dolci tradizionali, il 2 novembre in Sicilia conserva un patrimonio di versi popolari tramandati di generazione in generazione.
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Pubblicata il: 02/11/2026 - 11:19
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In Sicilia la Festa dei Morti non è mai stata soltanto una giornata di commemorazione. Per generazioni di bambini è stata una delle ricorrenze più attese dell'anno, un appuntamento fatto di mistero, affetto, dolci e giocattoli che, secondo la tradizione, venivano portati durante la notte dai familiari defunti.

Una consuetudine profondamente radicata nella cultura siciliana, dove il ricordo dei propri cari si intreccia con la gioia dei più piccoli, trasformando il rapporto con la morte in un momento di continuità familiare.

A custodire questa particolare visione della ricorrenza sono anche le antiche filastrocche popolari, piccoli componimenti in dialetto siciliano che raccontano credenze, desideri e sentimenti di un mondo che rischia di scomparire.

«Animi santi, animi santi»: la preghiera rivolta ai defunti

Tra i versi tramandati dalla tradizione orale troviamo:

Animi santi, animi santi,
Io sugnu unu e vuiautri síti tanti:
Mentri sugnu 'ntra stu munnu di guai
Cosi di morti mittitimìnni assai.

Una breve invocazione che racchiude un aspetto caratteristico della tradizione siciliana: rivolgersi alle anime dei defunti chiedendo doni e protezione.

Il bambino si presenta come uno soltanto davanti alle tante anime dei morti, chiedendo loro di non dimenticarlo mentre vive in un mondo pieno di difficoltà.

Il linguaggio è semplice, immediato, ma capace di raccontare un rapporto con l'aldilà vissuto con familiarità, senza separare completamente il mondo dei vivi da quello dei defunti.

«Chi ti purtaru li morti?»: la filastrocca dei regali

Un'altra filastrocca popolare recita:

Chi ti purtaru li morti?
u pupu cu l’occhi torti
u attu chi sunava
u surci chi abballava
Veni la zita ca vesti di sita
la sita si vagna alla faccia di to’ nanna.

Sono versi giocosi, ricchi di immagini fantasiose e personaggi curiosi.

Il pupazzo dagli occhi storti, il gatto che suona, il topo che balla: figure che evocano l'universo infantile e il carattere allegro della ricorrenza.

La domanda iniziale, «Chi ti purtaru li morti?», era legata all'usanza di domandare ai bambini quali regali avessero ricevuto.

Un tempo, nelle case siciliane, i genitori nascondevano giocattoli e dolci durante la notte tra l'1 e il 2 novembre. Al risveglio, i bambini li cercavano, convinti che fossero stati lasciati dai parenti scomparsi.

Una tradizione che permetteva di mantenere vivo il ricordo dei familiari attraverso un gesto di affetto.

«Murticini, murticeddi»: il desiderio dei bambini

La terza filastrocca esprime ancora più chiaramente il legame tra la commemorazione e i doni:

Murticini, murticeddi,
Armi granni, armi beddi,
Un taliati au mé peccatu,
Purtatimi pupi e zzuccaru filatu.

In questi versi i bambini si rivolgono alle anime chiedendo di ricevere pupi e zucchero filato.

Il riferimento ai pupi richiama il mondo dei giocattoli e delle figure tradizionali, mentre i dolci rappresentano uno degli elementi più riconoscibili della Festa dei Morti.

Accanto ai giocattoli, infatti, trovavano posto i pupi di zucchero, la frutta martorana e altre specialità preparate per l'occasione.

La filastrocca testimonia una tradizione nella quale il ricordo dei defunti non era soltanto dolore, ma anche occasione di festa, condivisione e trasmissione degli affetti.

Una tradizione che racconta l'identità siciliana

Queste filastrocche, tramandate soprattutto oralmente e presenti in differenti varianti linguistiche, costituiscono una testimonianza della cultura popolare siciliana.

Non sono semplicemente versi per bambini. Sono frammenti di memoria collettiva che raccontano un modo particolare di vivere la morte, la famiglia e il passaggio tra le generazioni.

In un'epoca nella quale Halloween occupa sempre più spazio nell'immaginario dei più giovani, riscoprire le antiche filastrocche del 2 novembre significa anche recuperare una parte dell'identità culturale dell'Isola.

Perché, nella tradizione siciliana, i morti non tornavano per spaventare i bambini.

Tornavano, simbolicamente, per portare loro un regalo e ricordare che l'amore familiare non finisce con la vita.

Nota: i testi dialettali sono riportati nella versione ricevuta e possono presentare varianti locali, ortografiche e orali.

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