Halloween

Halloween tra globalizzazione e memoria: la festa ''Dark'' che ha sostituito la tradizione siciliana dei Morti

Halloween conquista l'Italia, ma in Sicilia riaffiora la nostalgia per la Festa dei Morti, tra cannistri, preghiere e ricordi di famiglia.
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Pubblicata il: 31/10/2025 - 09:38
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Halloween sembra ormai aver conquistato anche l’Italia, e in particolare i più giovani. Discoteche, pub e locali di ogni tipo si preparano per la notte del 31 ottobre tra horror, teschi, pipistrelli, vampiri e zucche illuminate. Negozi e supermercati espongono costumi, maschere e decorazioni “dark”, in un clima di festa collettiva che somiglia sempre più a una versione macabra del Carnevale.

Ma in questo scenario globale e colorato, che fine ha fatto la tradizione siciliana della Festa dei Morti?

Un tempo, il 2 novembre era una ricorrenza di memoria, spiritualità e affetto, in cui i defunti tornavano simbolicamente a far visita ai propri cari. I bambini si svegliavano con la gioia di trovare i doni portati dai loro “murticieddi”, spesso nascosti dietro un divano o accanto al letto, e ricevevano il tradizionale “cannistru”, un cesto ricco di dolci di pasta di mandorla, martorana e frutta di zucchero.
Era una festa semplice, domestica e affettuosa, in cui il ricordo dei cari scomparsi si univa alla dolcezza del dono, in un rito d’amore e di continuità tra i vivi e i morti.

Oggi, con la globalizzazione e l’influenza dei modelli americani, questa tradizione si sta perdendo, soppiantata da Halloween, una festa di tutt’altro significato e origine.
Nata nel mondo celtico, esportata negli Stati Uniti e poi reimportata in Europa, Halloween celebra il contatto tra vivi e spiriti in chiave ludica e grottesca. Il celebre “dolcetto o scherzetto” deriva dall’usanza di placare spiriti dispettosi con offerte di cibo, mentre le zucche intagliate — le “Jack-o’-lantern” — servivano ad allontanare i demoni.

Ma nella tradizione cristiana e siciliana, i defunti non sono mai stati spiriti da temere. Sono presenze care, benevole, che continuano a vegliare sui loro cari, portando conforto, amore e protezione.
Oggi, invece, l’orrore ha sostituito l’amore: maschere da zombie, feste in maschera e scherzi macabri sembrano aver cancellato la preghiera, la riflessione e la mestizia che un tempo caratterizzavano il 2 novembre.

Una riflessione sociologica porta a pensare che l’uomo contemporaneo non voglia più confrontarsi con la sofferenza o con la morte, preferendo scherzarci sopra e viverla come un gioco.

Eppure, per molti, il giorno dei Morti resta un momento intimo, fatto di memoria, silenzio e preghiera.

Un invito, dunque, a non dimenticare le radici e a riscoprire il valore autentico di una tradizione che parla di amore, non di paura.

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