Emergenza giovani

Violenza giovanile, 644 arresti in tutta Italia: il CNDDU propone 300 milioni per prevenzione e sicurezza nelle scuole

Dopo la vasta operazione della Polizia di Stato, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani chiede al Governo un piano triennale per contrastare la violenza giovanile. Previsti investimenti per scuole, supporto psicologico e servizi territoriali. Appello al ministro Valditara.
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Pubblicata il: 03/11/2026 - 10:51
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sui risultati della vasta operazione condotta dalla Polizia di Stato sull'intero territorio nazionale, che ha portato a 644 arresti, tra cui 69 minorenni, e alla denuncia di altre 1.695 persone, delle quali 373 minori. La gravità delle condotte contestate, comprendenti aggressioni, rapine, estorsioni, spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi, impone una riflessione sulle responsabilità educative e istituzionali che non può esaurirsi nel riconoscimento dei risultati investigativi.

Il CNDDU esprime apprezzamento per la professionalità delle forze dell'ordine. La violenza giovanile non può essere giustificata attraverso un generico richiamo al disagio sociale né ricondotta a manifestazioni di ribellione adolescenziale. Chi aggredisce, minaccia o partecipa ad attività illegali deve rispondere delle proprie condotte secondo la legge. Tuttavia, una strategia concentrata prevalentemente sulla repressione rischia di trascurare le condizioni che favoriscono l'ingresso degli adolescenti nei circuiti criminali.

La scuola rappresenta uno degli osservatori più importanti di queste dinamiche. Nelle aule possono emergere precocemente comportamenti aggressivi, intimidazioni, assenze reiterate e progressivo allontanamento dalle regole. Si tratta di segnali che non devono essere automaticamente associati alla criminalità, ma che richiedono competenze e interventi tempestivi. Troppo spesso, invece, la gestione delle situazioni più complesse ricade sui docenti, privi di un adeguato supporto psicologico, educativo e sociale. L'autorevolezza dell'istituzione scolastica non può dipendere esclusivamente dalla capacità individuale degli insegnanti di affrontare conflitti che richiedono una risposta specialistica.

Particolarmente preoccupante appare la diffusione, attraverso le piattaforme digitali, di modelli che associano il prestigio personale all'ostentazione di armi, denaro e comportamenti violenti. La scuola deve poter contrastare queste rappresentazioni attraverso un'educazione alla legalità rigorosa e continuativa, capace di affrontare le conseguenze delle condotte criminali e i meccanismi di appartenenza ai gruppi. Non servono iniziative occasionali o ulteriori adempimenti formali, ma percorsi didattici strutturati, formazione specifica dei docenti e collaborazione effettiva con i servizi territoriali. Resta prioritario, sul piano investigativo, contrastare le reti criminali e gli adulti che reclutano o sfruttano minorenni.

Il CNDDU ritiene necessario superare la frammentazione degli interventi tra istituzioni scolastiche, servizi sociali, strutture sanitarie e giustizia minorile. Gli insegnanti non possono essere trasformati in operatori di sorveglianza, ma devono disporre di procedure chiare per segnalare situazioni critiche e ottenere risposte tempestive. Anche il contrasto alla dispersione scolastica deve assumere carattere strutturale, soprattutto nei territori maggiormente esposti alla presenza di economie illegali, senza stabilire improprie equivalenze tra insuccesso formativo e delinquenza.

Questi obiettivi richiedono tuttavia una programmazione compatibile con le condizioni della finanza pubblica. Il CNDDU propone pertanto un programma nazionale triennale sperimentale da 300 milioni di euro complessivi, articolato in 50 milioni per il 2027, 100 milioni per il 2028 e 150 milioni per il 2029. Si tratterebbe di finanziamenti aggiuntivi, da autorizzare attraverso la legge di bilancio previa individuazione di coperture effettive, senza sottrarre risorse ai servizi essenziali già operativi.

La proposta prevede di destinare il 60% delle risorse, pari a 180 milioni di euro nel triennio, al rafforzamento degli interventi scolastici ed educativi nei territori prioritari. I finanziamenti dovrebbero sostenere personale specialistico, supporto psicologico, attività pomeridiane continuative, recupero delle competenze di base, prevenzione dell'abbandono e formazione dei docenti nella gestione dei comportamenti aggressivi, con tempi di lavoro riconosciuti. Il restante 40%, pari a 120 milioni, sarebbe destinato al potenziamento dei servizi territoriali e della giustizia minorile, ai percorsi professionalizzanti e di reinserimento e alla valutazione indipendente dei risultati.

Il CNDDU propone inoltre l'attivazione di presìdi specialistici territoriali collegati alle scuole, organizzati attraverso le strutture pubbliche esistenti e coordinati con gli Uffici scolastici regionali, gli enti locali e i servizi sociosanitari. Tali presìdi dovrebbero garantire procedure definite e tempi verificabili di presa in carico delle situazioni segnalate, evitando che le richieste di supporto rimangano prive di riscontro. L'assegnazione dei finanziamenti dovrà fondarsi su indicatori documentati di criminalità minorile, dispersione scolastica e carenza dei servizi, mentre la prosecuzione degli interventi dovrà essere accompagnata da valutazioni sulla frequenza scolastica, sulla continuità dei percorsi educativi e sulla recidiva.

Il CNDDU chiede al Governo e al Parlamento di esaminare questa proposta nell'ambito della legge di bilancio 2027, verificando la possibilità di uno stanziamento iniziale di 50 milioni di euro con coperture certificate. In particolare, il CNDDU sollecita il Ministro dell'Istruzione e del Merito, prof. Giuseppe Valditara, ad assumere un'iniziativa politica concreta, promuovendo un piano nazionale di prevenzione della violenza giovanile nelle scuole, sostenuto da risorse dedicate, personale specialistico e obiettivi verificabili. Non è più sufficiente richiamare la centralità dell'educazione senza affrontare le difficoltà operative delle istituzioni scolastiche e le condizioni in cui quotidianamente lavorano i docenti.

I risultati dell'operazione di polizia dimostrano la capacità dello Stato di contrastare condotte criminali gravi, ma sollevano anche una questione di responsabilità politica. Non è ragionevole pretendere che la scuola intercetti precocemente comportamenti violenti e situazioni di progressiva esclusione dai percorsi formativi senza garantirle professionalità e servizi adeguati. La sicurezza non può dipendere esclusivamente dalla tempestività degli interventi repressivi, così come l'efficacia educativa non può essere affidata alla disponibilità dei singoli insegnanti.

La vera criticità non consiste nella mancanza di dichiarazioni sulla centralità della scuola, ma nell'assenza di impegni finanziari e organizzativi proporzionati alle responsabilità che le vengono attribuite. Il Governo deve indicare quali risorse intenda destinare alla prevenzione, quali amministrazioni debbano utilizzarle e con quali risultati verificabili. Continuare a chiedere maggiore autorevolezza alla scuola senza assicurarle strumenti concreti significa trasferire sugli insegnanti il peso di carenze istituzionali che non possono risolvere individualmente. È su questa contraddizione che il CNDDU sollecita una risposta politica misurabile, perché una strategia di sicurezza che interviene soltanto dopo il reato resta necessariamente incompleta.

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Fonte: CNDDU

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